Il 22 giugno 1978 l’astronomo statunitense James Christy, osservando alcune fotografie del pianeta nano Plutone presso il Naval Observatory di Flagstaff, in Arizona, fece una scoperta destinata a cambiare la nostra comprensione del Sistema Solare: identificò un’anomalia nei contorni di Plutone, un rigonfiamento che si ripeteva regolarmente. Si trattava del primo indizio dell’esistenza di un satellite naturale, che sarebbe poi stato battezzato Caronte.
La scoperta fu confermata nei mesi successivi e rappresentò un punto di svolta negli studi su Plutone, che fino ad allora era stato considerato un corpo solitario e poco compreso. Caronte, con un diametro pari a circa la metà di quello di Plutone, è talmente grande rispetto al pianeta nano da far considerare il loro sistema come un “doppio pianeta”.
Il nome “Caronte” fu scelto da Christy in onore di sua moglie Charlene, soprannominata “Char”, ma il riferimento mitologico al traghettatore delle anime nell’oltretomba greco risultò sorprendentemente appropriato, in linea con la tradizione di battezzare i corpi celesti di Plutone con nomi legati all’oltretomba.
La scoperta di Caronte aprì la strada a nuove esplorazioni del sistema plutoniano, culminate con la missione New Horizons della NASA.


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