Non è solo colpa del clima che cambia: l’alluvione devastante che ha colpito Valencia il 29 ottobre 2024 ha evidenziato quanto sia pericoloso semplificare le catastrofi naturali riducendole a mere conseguenze del riscaldamento globale. Con oltre 700 mm di pioggia in alcune zone in meno di 24 ore e 224 vittime, questo evento impone una riflessione più profonda.
Una DANA estesa e intensa: il ruolo del Mediterraneo surriscaldato
Valencia è stata colpita da una DANA (Depresión Aislada en Niveles Altos), una “goccia fredda” che si è isolata dal flusso atlantico bloccandosi sul bacino mediterraneo. Questo tipo di configurazione, già ben noto in Spagna, è responsabile di almeno un terzo delle alluvioni più gravi avvenute nella regione negli ultimi decenni.
Nel 2024, l’anno più caldo mai registrato secondo Copernicus, il Mar Mediterraneo ha raggiunto una temperatura record di 28,9°C. Questo “hotspot climatico” ha amplificato l’energia disponibile per la DANA, rendendo le precipitazioni ancora più estreme.

Il cambiamento climatico c’entra, ma non basta
Secondo World Weather Attribution, le piogge in Spagna sarebbero state circa 12% più intense rispetto a uno scenario preindustriale, con una probabilità raddoppiata di eventi simili. Ma ciò non basta a spiegare le lacune nella gestione dell’emergenza. Non è la natura che ci coglie impreparati: siamo noi a non saperla affrontare.
Prevenzione tradita: cos’è andato storto nel Sistema di Allerta Precoce
La Spagna dispone di solide strutture per la gestione del rischio. Valencia, in particolare, aveva già vissuto una catastrofe nel 1957, reagendo con un ambizioso progetto di deviazione del fiume Turia. Ma nel 2024 qualcosa non ha funzionato.
L’allerta “rossa” di AEMET era arrivata, ma il sistema Es-Alert è stato attivato solo ore dopo l’inizio delle inondazioni. I cittadini, ignari del pericolo imminente, si sono trovati senza istruzioni precise. La responsabile regionale per le emergenze ha persino ammesso di non conoscere il sistema Es-Alert fino alla sera stessa. Un vuoto di comunicazione istituzionale che si è rivelato fatale.

Il nodo delle responsabilità: troppe voci, poca chiarezza
Il problema principale? Una frammentazione decisionale. Da un lato AEMET, che produce le previsioni meteorologiche. Dall’altro le autorità idrologiche, che dovrebbero valutare gli impatti. E infine la Protezione Civile, responsabile delle azioni concrete. Il tempo perso nel tradurre le previsioni in azioni si è rivelato drammatico.
Le allerte, per essere efficaci, devono essere immediate, comprensibili e integrate nel contesto locale. Non bastano gli strumenti: servono procedure condivise, formazione costante e responsabilità ben definite.
Italia e il caso 1994: un esempio da seguire?
Anche l’Italia ha conosciuto il dolore delle alluvioni. L’evento del 5-6 novembre 1994 in Piemonte causò 68 vittime e devastazioni diffuse. Ma fu anche l’occasione per riformare la Protezione Civile. Nacque la rete dei Centri Funzionali, che integra in tempo reale dati meteorologici, idrologici e territoriali per offrire una risposta tempestiva e coordinata.
Il modello italiano si basa su allerta integrata: un sistema in cui scienza, decisione politica e protezione civile dialogano. Una lezione che molti Paesi europei devono ancora recepire appieno.
Oltre l’allerta: la cultura del rischio come arma di prevenzione
Un’infrastruttura funziona solo se chi la utilizza sa cosa fare. La popolazione deve essere coinvolta, formata e informata. Campagne pubbliche, esercitazioni, educazione scolastica: tutto concorre a mantenere viva la memoria collettiva del rischio.
La siccità estiva e i lunghi periodi di quiete possono illudere. Ma la vera protezione nasce dalla consapevolezza e dalla preparazione. Valencia, come tante città del Mediterraneo, non può più permettersi di dimenticare.
Serve una protezione civile “people-centred”
Come richiamato dall’IPCC, dal Quadro di Sendai e dall’Accordo di Parigi, i Sistemi di Allerta Precoce devono essere centrati sulle persone. Non basta sapere: occorre agire. E farlo in fretta.
Le alluvioni di Valencia ci dicono che il cambiamento climatico è reale, ma anche che molto può essere fatto per ridurre i danni. Serve una protezione civile moderna, integrata e reattiva, che sappia tradurre il sapere scientifico in azioni concrete. Solo così potremo davvero trasformare le allerte in salvezza.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?