Migliaia di bulgari sono scesi oggi in piazza nel centro della capitale Sofia per “difendere” la valuta bulgara, il lev, e per protestare contro l’introduzione senza un referendum dell’euro a partire dal primo gennaio 2026. I manifestanti si sono radunati in piazza davanti al palazzo del Consiglio dei ministri, della presidenza e del Parlamento, bloccando il traffico con gli slogan “la battaglia per il lev è l’ultima battaglia per la Bulgaria”, “dimissioni del governo”, “no all’euro”, “giù le mani dal lev”. Massiccia la presenza delle forze dell’ordine supportate da poliziotti inviati da altre città del Paese. Gli organizzatori delle proteste del ‘Comitato civico per la salvare il lev’ hanno annunciato che nella piazza centrale di Sofia sarà allestita una ‘Tendopoli del lev’ fino all’8 luglio prossimo, quando il Consiglio affari economici e finanziari dell’Unione europea (Ecofin) dovrebbe votare definitivamente la proposta per l’introduzione dell’euro in Bulgaria.
Nello stesso giorno, il Parlamento europeo dovrebbe approvare la relazione sull’ammissione della Bulgaria all’eurozona. Il Comune di Sofia ha annunciato che nei prossimi dieci giorni il centro della capitale sarà vietato al traffico a discrezione delle forze dell’ordine. “È ormai chiaro che in questo momento è in atto un’annessione della Bulgaria, nonostante la forte resistenza dei suoi cittadini. L’introduzione dell’euro è una violazione della costituzione bulgara, una violazione del diritto dei bulgari a essere interpellati e a decidere in un referendum le proprie sorti”, ha dichiarato in piazza il leader del partito nazionalista ‘Vazrazhdane’ (‘Rinascita’) Kostadin Kostadinov. A suo avviso, le proteste sono l’ultima forma di resistenza quando “la democrazia viene calpestata”. Nelle ultime settimane il governo bulgaro ha intrapreso una massiccia campagna nei media evidenziando grandi vantaggi dell’eurozona per le imprese, per l’economia in generale, ma anche per il benessere dei bulgari. “Continuare a sostenere che non si permetterà che i prezzi aumentino con l’introduzione dell’euro, quando ormai da adesso si registra una loro impennata inarrestabile, non è solo follia, ma una presa in giro della gente”, ha dichiarato ai giornalisti nei giorni scorsi il presidente Rumen Radev. A suo dire “non è la decisione migliore per il governo fare affidamento sul sostegno esterno mentre i bulgari protestano nel Paese”. Secondo i sondaggi, la maggior parte dei bulgari ritiene prematuro l’ingresso da gennaio 2026 nella zona euro della Bulgaria, il Paese più povero dell’Ue, alla quale ha aderito nel 2007. Attualmente un euro è pari a 1,95 lev.


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