Clima, l’Ue verso il target al 2040 ma i governi sono divisi. Macron frena: “serve flessibilità”

Clima, mentre Macron preme per un rinvio del target sulle emissioni al 2040, la Danimarca - che guiderà la presidenza Ue dall’1 luglio - è pronta a sostenere l'obiettivo del 90%

Dopo numerosi rinvii, la Commissione europea si prepara a presentare, il 2 luglio, la proposta legislativa sul target sul clima al 2040, anche se le discussioni si preannunciano in salita. Pur non essendo ufficialmente in agenda al vertice europeo, la questione è stata sollevata dalla Francia di Emmanuel Macron e ha catalizzato un lungo e acceso dibattito tra i leader, divisi su come centrare la traiettoria di riduzione delle emissioni di gas serra come tappa intermedia per arrivare alle emissioni zero entro metà secolo. Pur confermando l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, Bruxelles dovrebbe offrire ai governi una serie di opzioni di flessibilità, tra cui il ricorso ai crediti internazionali del carbonio nel computo complessivo delle emissioni. Un tentativo di superare le resistenze emerse sia tra alcuni Stati membri che all’interno del Parlamento europeo, in particolare dal Partito popolare europeo (Ppe), che nei mesi scorsi hanno giudicato il target climatico troppo ambizioso.

Sono favorevole ad avere questi obiettivi per il 2040. Ma se vogliamo raggiungerli dobbiamo dotarci dei mezzi per farlo e renderli compatibili con la nostra competitività ad esempio con neutralità tecnologica – ovvero rinnovabili e nucleare – flessibilità, investimenti”, ha affermato Macron in conferenza stampa al termine del vertice Ue. Macron ha quindi chiesto un dibattito fra i 27 leader, non una decisione presa “di nascosto”. “Gli obiettivi del 2040 non possono essere oggetto di un dibattito tecnico condotto in poche settimane. Deve essere un dibattito democratico tra i 27. E lo dico perché amo l’Europa e perché tra due anni non avrò più responsabilità nel mio Paese, ma sarei incosciente a lasciare al mio successore una situazione che sarebbe stata discussa al di fuori del quadro dei 27. Non è serio”, ha spiegato alla stampa.

Il Presidente francese ha anche sollevato la proposta di sganciare l’obiettivo 2040 da quello intermedio del 2035 richiesto all’Ue dalla COP30 di Belem, in Brasile. “Sarebbe fantastico avere la proposta in tempo per Belem ma non è un obbligo. Se serve più tempo, usiamolo per fare le cose bene”, ha osservato Macron, sottolineando la necessità di conciliare clima e competitività industriale.

Anche il Primo Ministro belga Bart De Wever ha riferito di un “dibattito vivace” tra chi vuole proseguire con ambizione e chi, come l’Italia, evoca margini di manovra, confidando nel progresso tecnologico. La Danimarca – che guiderà la presidenza Ue dall’1 luglio – è tra i Paesi che, come la Spagna, sono pronti a sostenere l’obiettivo del 90%.