Il conflitto Israele‑Iran riaccende il progetto Power of Siberia 2 tra Mosca e Pechino

Pechino sta riconsiderando il maxi progetto Power of Siberia 2, un gasdotto diretto dalla Siberia occidentale alla Cina

Il conflitto tra Israele e Iran, esploso nelle ultime settimane, ha riportato alla ribalta la fragilità delle rotte energetiche marittime, in particolare lo Stretto di Hormuz. Qui transitano circa un quarto del petrolio e una quota significativa di gas naturale liquefatto (LNG) mondiali. Qualsiasi interruzione – ad esempio dovuta a blocco o attacchi – renderebbe vulnerabile l’approvvigionamento energetico, con potenziali impennate dei prezzi. Pechino sta riconsiderando il maxi progetto Power of Siberia 2, un gasdotto diretto dalla Siberia occidentale alla Cina (via Mongolia), a lungo bloccato per divergenze su prezzo del gas, modalità di controllo e timori di eccessiva dipendenza energica da Mosca. Lo shock energetico regionale ha spinto la leadership cinese a preferire approvvigionamenti via terra, considerati più sicuri e geopoliticamente affidabili.

Le ragioni di Mosca

Dopo la perdita del mercato europeo, la Russia guarda alla Cina come salvagente: esportazioni di gas e petrolio verso i partner asiatici stanno compensando i buchi dovuti alle sanzioni occidentali. Mosca ha quindi ammorbidito la propria posizione, auspicando che l’incontro tra Xi e Putin previsto per settembre possa rilanciare le trattative sul gasdotto.

Le criticità sul tavolo

Nonostante l’interesse rinnovato, permangono ostacoli significativi:

  • Prezzo del gas: Pechino vuole condizioni scontate, mentre Mosca punta a una valutazione più “europea”.
  • Proprietà e governance: la Cina insiste per ottenere quote di controllo nel consorzio, cosa su cui la Russia resta restia.
  • Tempi lunghi: anche in caso di accordo rapido, serviranno almeno 5 anni per realizzare l’opera, come avvenuto per la Power of Siberia originale.

Impatti globali futuri

Se completato, il gasdotto rafforzerebbe i legami energetici sino‑russi, offrendo a Pechino una fonte stabile di gas naturale—considerato “combustibile ponte” verso la decarbonizzazione. Per Mosca, rappresenterebbe un’alternativa concreta all’Europa e un’ancora di salvezza economica . Tuttavia, la relazione resta asimmetrica: la Cina mantiene maggiore leverage negoziale, avendo più mercato e opzioni.