Il Canada occidentale sta affrontando una delle peggiori stagioni di incendi boschivi degli ultimi anni, con focolai attivi che minacciano direttamente comunità abitate e un ecosistema già provato dalle conseguenze della crisi climatica. La zona più colpita in queste ore è quella di Squamish, una cittadina di 25mila abitanti situata a soli 65 km a Nord di Vancouver, dove le fiamme hanno già devastato oltre 20 ettari di foresta, spingendo le autorità locali a dichiarare lo stato di emergenza.
Denso fumo ha avvolto l’intera area, rendendo visibili le fiamme dalle strade cittadine e costringendo i residenti a prepararsi a un’evacuazione con pochissimo preavviso. Martedì sera, decine di persone sono uscite di casa per osservare con preoccupazione l’avanzare dell’incendio. Le condizioni climatiche estreme – siccità prolungata e temperature sopra la media stagionale – stanno favorendo la propagazione del fuoco con una rapidità senza precedenti.
Secondo i dati del Canadian Interagency Forest Fire Centre (CIFFC), attualmente sono attivi circa 225 incendi nelle regioni centrali e occidentali del Paese. Oltre 30mila persone hanno già dovuto abbandonare le proprie abitazioni. “L’area bruciata alla fine di maggio è circa 3 volte la media decennale per questo periodo dell’anno”, ha dichiarato Bill Merryfield, ricercatore del Ministero dell’Ambiente, sottolineando come il fenomeno sia tutt’altro che isolato.
Il 2023 è stato un anno straordinariamente drammatico: ben 18 milioni di ettari di territorio sono andati in fumo, un’estensione paragonabile a metà della superficie dell’Italia. Il 2025 sembra destinato a seguire la stessa traiettoria, con l’aggravante che la stagione degli incendi è iniziata in anticipo rispetto al solito.


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