Un’importante ricerca pubblicata su Nature Human Behaviour ha rivelato che, sebbene i chatbot basati su intelligenza artificiale (IA) possano fornire risposte percepite come empatiche, queste vengono valutate in modo meno positivo rispetto a quelle che si crede provengano da esseri umani. La differenza? Non la qualità della risposta, ma l’etichetta che ne dichiara l’origine. I ricercatori guidati da Anat Perry e Amit Goldenberg hanno condotto nove studi su un totale di 6.282 partecipanti, mostrando come la percezione dell’empatia cambi drasticamente in base a ciò che le persone credono sull’autore della risposta, anche quando il contenuto è identico.
Metodologia: manipolare la percezione dell’origine
I partecipanti hanno condiviso esperienze emotive personali e ricevuto risposte generate da un’IA, ma in alcune condizioni è stato detto loro che provenivano da un altro essere umano. I risultati sono stati sorprendenti: le stesse risposte venivano percepite come più empatiche, autentiche e di supporto se attribuite a un umano piuttosto che a un’intelligenza artificiale. Questo effetto si è mantenuto anche quando le risposte erano brevi (studio 2a), venivano fornite con ritardi temporali (studio 2b) o erano il frutto di una conversazione prolungata (studio 1d).
Risultati chiave: cosa conta davvero per gli esseri umani
- Empatia percepita: le risposte considerate umane sono state valutate significativamente più empatiche. Nello studio 1b, ad esempio, l’effetto della condizione (umano vs IA) sulla percezione dell’empatia generale era forte (Cohen’s d = 0.36, p < 0.001).
- Resonanza positiva: l’interazione è stata vissuta come più positiva quando si credeva che il messaggio provenisse da un umano (studio 1a: t(694) = -5.63, p < 0.001).
- Emozioni: le risposte percepite come umane evocavano più emozioni positive e meno emozioni negative (studio 1b: Cohen’s d = 0.39 per emozioni positive; d = -0.47 per negative).
- Autenticità e supporto: anche questi due aspetti sono stati giudicati superiori se si credeva che il messaggio provenisse da un umano. La percezione di supporto era significativamente maggiore (t = -3.30, p = 0.001).
Il ruolo dell'”assistenza percepita” da IA o umano
Uno degli aspetti più innovativi dello studio è stato l’esame dell’impatto dell’assistenza percepita da una terza parte. Ad esempio, se una persona credeva che un umano avesse ricevuto aiuto da un’IA per formulare la risposta, la percezione dell’empatia calava. Al contrario, l’idea che l’IA fosse stata aiutata da un umano migliorava la percezione. Questo dimostra come non solo la fonte dichiarata ma anche le supposizioni sul processo di generazione del messaggio influenzano profondamente il giudizio umano.
Dimensioni dell’empatia: quella affettiva conta di più
La ricerca ha scomposto l’empatia in tre componenti:
- Cognitiva (comprensione razionale),
- Affettiva (“sentire con”),
- Motivazionale (intenzione di aiutare).
Le risposte percepite come umane potenziavano soprattutto l’empatia affettiva, ovvero la dimensione più emotiva, quella che genera connessione profonda.
Implicazioni per l’uso dell’IA in ambiti emotivi
L’indagine solleva interrogativi fondamentali sull’efficacia dell’IA nei contesti in cui il supporto emotivo è centrale, come:
- Terapia e salute mentale,
- Assistenza sanitaria,
- Servizi di customer care empatico,
- Robotica sociale e compagnia digitale.
Gli autori avvertono: anche se un’IA può produrre una risposta empaticamente adeguata, le persone non ne riconosceranno pienamente il valore se sanno che proviene da una macchina. Anzi, potrebbero reagire negativamente, sentendosi manipolate o non comprese realmente.
L’empatia umana resta un valore insostituibile
Nonostante gli enormi progressi dei modelli linguistici generativi, l’essere umano continua a cercare connessione con altri esseri umani, specie quando si tratta di vulnerabilità, emozioni e supporto. La sola percezione dell’umanità è sufficiente a cambiare l’impatto emotivo di una conversazione. L’intelligenza artificiale potrà aiutare, potrà collaborare, potrà persino simulare. Ma fino a quando non potrà davvero “provare” emozioni, non potrà sostituire la profondità dell’empatia autentica.





Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?