Il rapporto tra Farmaci e Ambiente è sconosciuto ai più, sappiamo però che entro il 2050 l’antimicrobico-resistenza causerà 10 milioni di morti all’anno. In pochi sono a conoscenza che i “colpevoli” sono anche i depuratori che non riescono a trattare i Farmaci, che di conseguenza contaminano l’ambiente. Il problema (e fortunatamente le soluzioni) vengono descritte nel “Trattato sull’Ecofarmacovigilanza” di Adriano Pistilli, tecnico ambientale con una lunga esperienza didattica nel campo dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale (la disciplina dell’inquinamento e del disinquinamento). Le prefazioni sono a cura del Prof. Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano “La Statale”, della Prof.ssa Ivana Cacciatore e della Dr.ssa Lisa Marinelli della Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Cheti – Pescara “Gabriele d’Annunzio” e della Dr.ssa Anna Lombardo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” I.R.C.C.S.
“Le sostanze farmaceutiche – dice l’autore – vengono eliminate dal corpo principalmente attraverso l’urina e le feci, sia in forma immodificata che come metaboliti, anche attivi, e raggiungono gli impianti di trattamento delle acque reflue tramite la rete fognaria; i depuratori tuttavia non sono in grado di eliminarle totalmente, per cui ne sono state rilevate in fiumi, laghi, mari, nelle acque sotterranee e persino nell’acqua potabile. Antibiotici e metaboliti vengono quindi immessi in corsi d’acqua, laghi o mare con le acque in uscita dal depuratore oppure nei suoli tramite l’utilizzo dei fanghi di depurazione come concime nei campi; dai suoli possono infine raggiungere nuovamente le acque superficiali o le acque di falda per percolazione”.
La nuova Direttiva Acque Reflue prevede l’adeguamento degli impianti di depurazione con il trattamento quaternario (per rimuovere i Farmaci); in virtù della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) le aziende farmaceutiche e cosmetiche dovranno finanziare per almeno l’80% l’introduzione del trattamento quaternario. Pistilli però avanza delle perplessità: “le aziende cosmetiche potranno aumentare i prezzi e compensare la spesa mentre le aziende farmaceutiche non avendo discrezionalità nella fissazione dei prezzi rischiano di soccombere; UTILITALIA e IRSA – CNR stimano che i costi dell’adeguamento dei depuratori in Europa potrebbero ammontare a più di 6 miliardi con dei costi operativi annui fino a 800 milioni. Non deve sorprenderci che alcune aziende farmaceutiche e Associazioni di categoria hanno già presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE. In poche parole, se applicata la EPR su base volumetrica, le aziende che producono Farmaci di largo consumo e basso prezzo potrebbero subire in virtù dei grossi quantitativi venduti una vera e propria batosta”.




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