La salute del cuore degli olimpionici del canottaggio è al centro di un nuovo studio che ha rivelato l’alto rischio per questi atleti d’elite di sviluppare la fibrillazione atriale. La ricerca australiana realizzata dal laboratorio Heart, Exercise and Research Trials (Heart), supportato dal St Vincent’s Institute of Medical Research (Svi) e dal Victor Chang Cardiac Research Institute (Vccri) e pubblicata sull’ European Heart Journal’, ha preso in esame 121 ex canottieri d’élite australiani (tra i 45 e gli 80 anni, il 25% donne) e ha evidenziato come 1 su 5 ha sviluppato la fibrillazione atriale. I ricercatori hanno anche scoperto che i canottieri in pensione, tra cui ex olimpionici, hanno una probabilità quasi 7 volte maggiore di sviluppare la fibrillazione atriale rispetto alla popolazione generale, nonostante presentino molti meno fattori di rischio come l’ipertensione, il diabete e l’obesità.
Lo studio ha evidenziato anche come la probabilità di sviluppare la fibrillazione atriale – una comune aritmia che però può portare all’ictus e all’insufficienza cardiaca in alcuni individui – è correlata “non solo agli effetti di una vita di allenamento fisico, ma anche al patrimonio genetico di ciascun atleta”, precisa lo studio. “Le alterazioni cardiache degli atleti d’élite sono state ampiamente documentate e includono camere cardiache dilatate e frequenze cardiache più lente, entrambi cambiamenti adattivi salutari”, osservano gli scienziati.
Secondo André La Gerche, responsabile del laboratorio Heart, “questo studio ci insegna a non ignorare l’uomo o la donna con i quadricipiti scolpiti nella sala d’attesa del medico. Il nostro lavoro – ricorda – ha dimostrato che la fibrillazione atriale è un effetto collaterale dell’esercizio fisico di resistenza e può avere gravi conseguenze se non viene rilevata. Grazie alle nuove informazioni fornite da questo studio, la fibrillazione atriale può essere diagnosticata precocemente e trattata”.


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