Una recente e dettagliata osservazione ha rivelato un’attività inaspettata ai confini ghiacciati del nostro Sistema Solare, dimostrando che anche a distanze estreme, gli oggetti celesti possono riservare sorprese. Al centro dell’attenzione c’è la Cometa C/2014 UN271 Bernardinelli-Bernstein, una delle più grandi comete della Nube di Oort mai osservate.
La Cometa Bernardinelli-Bernstein C/2014 UN271: un gigante attivo
Con un diametro impressionante di 140 km, la cometa UN271 supera di gran lunga giganti noti come la Cometa di Halley (15 km). Attualmente a 16,5 Unità Astronomiche (AU) dal Sole, questa cometa è un oggetto estremamente difficile da studiare. Tuttavia, grazie alla potenza dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) in Cile, gli astronomi hanno rilevato getti di monossido di carbonio che eruttano dal suo nucleo. Questa attività è notevole, considerando la sua vasta distanza dal Sole.
La cometa fu scoperta nel 2014 da Gary Bernstein e Pedro Bernardinelli in immagini d’archivio del Dark Energy Survey. Fin da subito, la sua lenta progressione nel cielo suggerì che si trattasse di un oggetto estremamente grande e distante. Al momento della scoperta, si trovava a 29 AU dal Sole.
Un’orbita enorme e un passaggio ravvicinato
La Cometa UN271 è attualmente in avvicinamento al perielio, il suo punto più vicino al Sole, che raggiungerà nel gennaio 2031 a una distanza di 10,9 AU, appena fuori dall’orbita di Saturno. La sua orbita è straordinaria: impiega circa 2,8 milioni di anni per arrivare e 4,6 milioni di anni per ripartire, raggiungendo un afelio (il punto più lontano dal Sole) a 55.000 AU. Questa differenza nelle durate orbitali è dovuta alle interazioni gravitazionali con i pianeti del Sistema Solare durante il suo passaggio più vicino.
Le osservazioni di ALMA, pur spingendo i limiti delle sue capacità, forniranno dati cruciali per affinare le stime sulle dimensioni della cometa e sul tasso di produzione di polveri. “Queste misurazioni ci danno un’idea di come funziona questo enorme mondo ghiacciato“, afferma Nathan Roth della NASA/GSFC. “Stiamo vedendo pattern di degassamento esplosivi che sollevano nuove domande su come questa cometa si evolverà mentre continua il suo viaggio verso il Sistema Solare interno“.
L’importanza della scoperta
Anche se non ci sono missioni spaziali dirette previste per la cometa UN271, la missione Comet Interceptor dell’Agenzia Spaziale Europea, con lancio previsto nel 2029, potrebbe intercettare una futura cometa di questo tipo. Telescopi come il James Webb Space Telescope e il futuro Vera Rubin Observatory promettono di offrire nuove, spettacolari visioni della cometa nei prossimi anni.
La scoperta della cometa UN271 non è solo un record per la distanza di rilevamento dell’attività cometaria, ma dimostra anche l’esistenza di corpi celesti di dimensioni colossali in grado di rimanere attivi anche nelle regioni più fredde e remote del Sistema Solare. Sebbene un impatto di una cometa di queste dimensioni sarebbe catastrofico per la Terra (UN271 è 12 volte più grande dell’asteroide di Chicxulub), il suo percorso attuale non rappresenta alcuna minaccia per il nostro pianeta.
La sua apparizione ci offre uno sguardo affascinante su ciò che potrebbe celarsi nelle profondità del nostro Sistema Solare, in attesa di essere scoperto.


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