Guerra Iran, il ministro Crosetto: “situazione molto grave, abbiamo rafforzato i dispositivi di sicurezza anche in Italia, non possiamo escludere nulla”

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un'intervista al Corriere della Sera fa il punto della situazione sulla guerra in Medio Oriente e le possibili conseguenze anche in Italia

La corsa dell’Iran verso l’arricchimento dell’uranio e la costruzione della bomba atomica, era ed è inaccettabile per Israele. Perché l’Iran ha ribadito, più volte, che il suo scopo è distruggere non Israele — che non chiama nemmeno Stato di Israele, ma ”entità sionista” — ma ogni presenza israeliana nella regione. Il giorno in cui l’Iran avesse la bomba atomica, non perderebbe un’ora: la userebbe e senza esitazione. Israele lo sa, lo ha sempre saputo, ed è la sua principale preoccupazione. Per questo non era difficile prevedere che prima o poi sarebbe partito un attacco rilevante“. Lo spiega il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in una intervista al Corriere della Sera che sul rischio di una guerra nucleare afferma che “purtroppo, non possiamo escludere nulla. A ora, non ci sono segnali concreti di imminente impiego di armi nucleari da parte di Israele che invece vuole neutralizzare questi armamenti. Ma, come in ogni conflitto, e in questo caso ancora di più, è fondamentale agire con assoluta prudenza. È nostro dovere lavorare affinché la tensione si abbassi il prima possibile e si trovi una forma di nuova convivenza tra Israele e Iran. Altrimenti, il rischio di escalation è molto più grave rispetto ad altri scenari globali“.

Un’escalation potrebbe avere gravi ripercussioni sull’economia, sull’approvvigionamento energetico e sulla sicurezza interna. Lo Stretto di Hormuz sarà uno dei punti critici, nelle prossime settimane, ma anche a medio-lungo termine la situazione può avere conseguenze importanti, incluso un aumento del rischio di attacchi terroristici“, aggiunge il ministro secondo il quale per l’Italia “il rischio maggiore è quello di atti dimostrativi da parte di gruppi radicalizzati. Al momento, non ci sono segnali di organizzazioni specifiche con intenzioni dirette sull’Italia. Ma i nostri servizi di intelligence, così come le forze di polizia, operano con la massima attenzione e reattività come sempre. Sono stati rafforzati i dispositivi di sicurezza in tutto il Paese, ma senza creare allarmismi“. “E’ arrivato il momento di rinsaldare i nostri rapporti internazionali. Dobbiamo rimanere saldamente ancorati alla Nato e all’Europa, ma al tempo stesso rafforzare la nostra autonomia strategica – continua il ministro – In questo caso, non c’è stata alcuna comunicazione né all’Italia né ad altri Paesi europei, come Germania, Regno Unito o Francia. Ma era evidente da tempo che prima o poi ci sarebbe stato un attacco. L’attenzione doveva restare altissima“.

Secondo Crosetto, la comunità internazionale deve continuare a chiedere a Netanyahu di fermare gli attacchi militari su Gaza. “Hamas va combattuta, certo, ma in un altro modo. La popolazione civile palestinese deve poter tornare a vivere una vita normale, avere una casa, una terra, una prospettiva. Altrimenti non si uscirà mai da un conflitto perenne che, da troppo tempo, stringe quella regione come in una morsa“.

Il ministro Crosetto ribadisce che “noi non mandiamo i nostri soldati in teatri di guerra. Mai. Li inviamo in aree dove si è stabilita una pace o durante fasi di tregua e per garantire la stabilità di quei Paesi. I nostri militari non vanno all’estero per combattere: non rientra, tra l’altro, nelle possibilità previste dalla nostra Costituzione“. Assicura che “continueremo a sostenere l’Ucraina, nei limiti del possibile, perché non si può lasciarla sola sotto un attacco che continua senza sosta, violando il diritto internazionale. Quando ci sarà una vera tregua e inizierà un realistico percorso di pace, allora cesseremo il supporto militare“. Relativamente alla Nato che ci chiede di arrivare al 5% delle spese militari, Crosetto aggiunge che “la Nato chiederà, probabilmente, come spese, un 3,5% in difesa e un 1,5% in sicurezza. È un obiettivo ambizioso, ma nessuno di noi pensa di raggiungerlo in uno o due anni. È ragionevole fissare il traguardo al 2035, con un aumento massimo dello 0,2% l’anno, così da renderlo compatibile con il nostro bilancio e senza toccare spese essenziali come sanità, welfare e istruzione“. Servono 40 miliardi “l’obiettivo è raggiungibile in dieci anni, non in sei mesi“. Il Rearm Europe, “più che un piano definito, è un’idea che lascia agli Stati la libertà di contribuire secondo le proprie capacità. Il nostro compito – rileva il ministro – è rispettare gli impegni Nato e gli assetti richiesti. Ogni Paese ha un ruolo assegnato. Così, contribuiamo anche a costruire un futuro sistema di difesa europea, basato sugli stessi criteri e principi della Nato“.