“Come l’acqua nel deserto, l’idroelettrico è una delle fonti rinnovabili più preziose, è sostenibile e potrebbe essere un pilastro fondamentale per il futuro energetico dell’Italia”. Paolo Taglioli, direttore generale Assoidroelettrica, riassumendo così le potenzialità di questo settore, “però frenato da una serie di ostacoli normativi e burocratici che bloccano investimenti nell’idroelettrico stimati in circa 15 miliardi di euro”. Taglioli spiega che c’è incertezza soprattutto sui titoli concessori, perché l’Italia è oggi l’unico Paese europeo ad avviare procedura competitiva per la riassegnazione delle concessioni. “Se non ci sono garanzie e certezze dell’assegnazione non ci sono investimenti. Se gli investimenti fossero sbloccati, invece, potrebbero generare un incremento della produzione energetica totale della fonte idrica nazionale dell’11%, pari a 5 TWh sugli attuali 46 TWh prodotti, e del 22% relativamente alle piccole e medie centrali, contribuendo alla transizione ecologica e alla sicurezza energetica del Paese”. I vantaggi sono evidenti: l’idroelettrico è la prima sentinella su fiumi e torrenti e versanti su cui si snodano le centrali. Basti pensare alle dighe che hanno fermato i tronchi durante la tempesta Vaia, salvando i ponti. È una riserva per irrigare, spegnere incendi causa dalla siccità, soddisfare la richiesta di energia in estate.
L’idroelettrico, poi, è l’unica fonte di energia verde altamente prevedibile e programmabile: gli impianti a serbatoio riescono ad accumulare l’acqua, conservandola per la stagione successiva, gli impianti a bacino modulano quotidianamente e valorizzano la risorsa sulla base della domanda in borsa. “Anche le mini-centrali, che sfruttano la portata istantanea transitante in alveo – aggiunge Taglioli – a differenza dell’intermittenza che caratterizza altre fonti, possono allocare l’ energia sul Mercato del giorno prima (mercato in cui si scambiano blocchi di energia per il giorno successivo, permettendo agli operatori di presentare offerte dettagliate per quantità e prezzo) con una precisione che può raggiungere il 97-99%”. Lo scrive il Sole 24 Ore.
Gli impianti idroelettrici di piccola e dimensione media si trovano soprattutto al Nord e sono circa 4.400 su un totale di 4.700. Contribuiscono annualmente a circa un quinto della produzione totale, intorno al 7-8% della produzione rinnovabile di tutte le fonti. L’80% degli impianti idroelettrici si trova tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano. In Piemonte è di esempio la riconversione del gruppo Ferrero, un importante player nella produzione di prodotti siderurgici che oggi gestisce 17 centrali idroelettriche in Italia. Come spiega il presidente Giuseppe Ferrero: “in Cile abbiamo costruito otto centrali idroelettriche; investimenti a lungo termine in un Paese stabile e in cui non ci sono concessioni, ma diritti reali di sfruttamento della risorsa idrica, che si restituiscono in termini di economia circolare”. Emblematici i casi della Valle d’Aosta, dove l’idroelettrico produce mediamente tra le 2 e le 2,5 volte il fabbisogno; dell’Emilia-Romagna, dove gli impianti aiutano a combattere il dissesto idrogeologico; delle Marche, dove impianti medio-piccoli producono circa il 40% del fabbisogno totale. In Toscana questi impianti sono anche un presidio contro lo spopolamento. La centrale idroelettrica di Campolungo, vicino all’Abetone, nella località il Melo, è stata costruita da Aldo Lenzini nel 2006, la concessione scade nel 2036: “non ho avuto nessun contributo, ho usufrutto dei certificati ed è stata utile alla mia famiglia, al mio agriturismo e al territorio. Spero di rinnovarla, siamo ormai 85 persone a usufruirne. Ma bisognerà vedere le condizioni”. Gran parte delle grandi concessioni idroelettriche scade nel 2029, le piccole sono quasi tutte in corso di validità.
L’appello
In attesa dei rinnovi Taglioli lancia un appello: “dare stabilità ai titoli concessori e reintrodurre formule incentivanti potrebbe generare subito investimenti sulle piccole e medie centrali, stimati da Assoidroelettrica in circa 4,3 miliardi di euro. E potrebbe garantire un mix energetico green a un prezzo congruo per le imprese del settore manifatturiero, non solo energivore, riducendo la dipendenza dall’estero e diventando un volano per l’occupazione sul territorio”.


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