Impronte umane di 23mila anni fa riscrivono la storia del popolamento delle Americhe

Una nuova scoperta cambia la comprensione delle rotte migratorie e dell’adattamento umano nel continente americano

Un recente studio pubblicato su Science Advances e guidato da Vance Holliday dell’Università dell’Arizona ha confermato che le prime tracce della presenza umana nelle Americhe risalgono a circa 23.000–21.000 anni fa, ben 10.000 anni prima rispetto a quanto ritenuto finora. Le prove provengono dalle impronte fossilizzate scoperte nel sito di White Sands, nel New Mexico, conservate in strati di antica argilla e gesso.

La datazione, oggi rafforzata da nuove analisi al radiocarbonio su fango antico (e non più su semi e pollini, facilmente contaminabili), conferma l’autenticità delle impronte. Si tratta di tracce lasciate da uomini, donne e bambini che attraversavano un paesaggio lacustre durante l’ultima era glaciale, condividendo l’habitat con megafauna ormai estinta.

L’assenza di manufatti associati ha sollevato domande sullo stile di vita di questi antichi gruppi. Gli studiosi ipotizzano fossero cacciatori-raccoglitori nomadi, con una tecnologia leggera. Tuttavia, tracce di rudimentali slitte (travois) suggeriscono una società più complessa del previsto.

Questa scoperta cambia radicalmente la comprensione delle rotte migratorie e dell’adattamento umano nel continente americano.