L’ultimo attacco missilistico condotto dall’Iran contro Israele avrebbe coinvolto l’uso di una testata a grappolo, diretta verso la città meridionale di Beersheba. Lo indicano diversi filmati e immagini circolati nelle ultime ore, che mostrano i segni distintivi dell’impatto di numerose sub-munizioni in diversi punti del centro urbano. Secondo quanto confermato dal Comando della Home Front dell’IDF, l’Iran ha lanciato almeno un missile balistico dotato di una testata a grappolo verso il centro di Israele. Le autorità militari israeliane hanno precisato che il missile si è aperto durante la fase di discesa, a circa 7 chilometri di altitudine, rilasciando circa 20 sub-munizioni, ciascuna contenente circa 2,5 kg di esplosivo. Il raggio di dispersione delle munizioni si sarebbe esteso fino a 8 chilometri.
La presenza di impatti multipli in aree civili, inclusi edifici scolastici, aree ricreative e residenziali, rafforza l’ipotesi dell’uso deliberato di un’arma progettata per massimizzare il danno su vasta scala. Le immagini dai luoghi colpiti mostrano l’evidente intento di colpire bersagli non militari.
Un confronto tra metodi operativi
Mentre le Forze di Difesa Israeliane conducono operazioni mirate contro obiettivi militari e strategici, come siti nucleari, depositi di armi e basi di miliziani, l’Iran sembra adottare una tattica diametralmente opposta, colpendo aree abitate e infrastrutture civili. È prassi dell’IDF informare in anticipo la popolazione locale, anche attraverso i social media, in caso di operazioni nelle vicinanze, per consentire l’evacuazione dei civili.
Al contrario, l’uso di una testata a grappolo su un centro urbano densamente popolato solleva gravi interrogativi sul rispetto del diritto internazionale da parte del regime iraniano. L’attacco a Beersheba rappresenta un grave atto di aggressione che mette in pericolo diretto bambini, famiglie e innocenti, come testimoniato dalle immagini dei luoghi colpiti.


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