La crisi tra Israele e Iran si intensifica di ora in ora, in un’escalation di dichiarazioni, attacchi e allarmi che stanno riscrivendo gli equilibri del Medio Oriente. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla possibilità concreta che Teheran arrivi a dotarsi di un’arma nucleare, Tel Aviv sembra decisa a non aspettare oltre. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un messaggio inequivocabile: Israele è pronto a colpire il sito nucleare sotterraneo di Fordow anche senza l’appoggio degli Stati Uniti. “Siamo in grado di distruggerlo autonomamente”, ha dichiarato, in un momento in cui l’attesa per una decisione americana si fa sempre più insostenibile per la leadership israeliana.
Il reattore di Arak in fiamme dopo un attacco
In parallelo, fonti israeliane confermano che il reattore inattivo di Arak, situato in Iran, è stato colpito duramente: “dentro è tutto bruciato”, riferiscono fonti dell’intelligence. Anche se ufficialmente nessuno ha rivendicato l’azione, il messaggio è chiaro: Israele è disposto ad agire direttamente contro le infrastrutture nucleari iraniane.
In una dichiarazione potente, il Generale Eyal Zamir, Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), in visita al quartier generale dell’intelligence militare AMAN, ha affermato: “stiamo scrivendo la storia qui e stiamo cambiando il volto del Medio Oriente. La cintura di fuoco, la spada che hanno costruito per anni per farci del male, ora la stiamo rivolgendo contro di loro, contro la loro terra”.
Secondo Mohsen Rezaee (ex Comandante delle guardie rivoluzionarie islamiche) “siamo al settimo giorno di guerra. Abbiamo lanciato più di 400 missili, 10 dei quali hanno attraversato la loro cosiddetta cupola. Quindi solo il 2,5% dei missili non sono stati abbattuti”.
Le parole di Trump
Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha fatto sapere che una decisione su un eventuale attacco all’Iran sarà presa “entro due settimane”. Tuttavia, fonti israeliane fanno trapelare un senso di urgenza crescente: “l’attesa per Trump non durerà a lungo. Se non attacca lui, attaccheremo noi Fordow”.
La situazione è resa ancora più critica dall’allarme lanciato dalla Casa Bianca: secondo le agenzie di intelligence statunitensi, l’Iran non è mai stato così vicino a possedere un’arma nucleare. Una valutazione che fa temere una possibile azione militare imminente da parte di uno o più attori coinvolti.
La partita tra Israele, Iran e Stati Uniti si sta giocando su un terreno estremamente instabile, dove ogni parola e ogni movimento rischiano di innescare un conflitto di ampia portata. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la diplomazia riuscirà a evitare l’irreparabile – o se il Medio Oriente si avvierà verso un nuovo drammatico capitolo.



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