Khankhuuluu mongoliensis: scoperta una nuova specie di tirannosauroide che rivoluziona l’evoluzione dei grandi predatori del Cretaceo

Khankhuuluu è un tirannosauroide di medie dimensioni, con un cranio stimato tra 60 e 70 cm: tutti i dettagli sulla scoperta

Un nuovo studio pubblicato su Nature descrive Khankhuuluu mongoliensis, una nuova specie di tirannosauroide scoperta nei depositi del Cretaceo superiore della Mongolia. Questa scoperta fornisce importanti indizi sull’origine e la diffusione dei Eutyrannosauria, il gruppo che include il celebre Tyrannosaurus rex, chiarendo aspetti ancora oscuri della loro evoluzione morfologica e biogeografica. I fossili di Khankhuuluu mongoliensis furono raccolti negli anni ’70 da Altangerel Perle, ma vennero erroneamente attribuiti ad Alectrosaurus olseni. Solo oggi, grazie a un riesame condotto da Jared Voris, Darla Zelenitsky e colleghi, è stato possibile riconoscerli come appartenenti a una nuova specie. I resti comprendono scheletri parziali provenienti dalla Formazione Bayanshiree (Turoniano superiore–Santoniano), che mostrano caratteristiche anatomiche uniche e intermedie tra i tirannosauroidi più primitivi e i grandi predatori del tardo Cretaceo.

Morfologia e caratteristiche distintive

Khankhuuluu è un tirannosauroide di medie dimensioni, con un cranio stimato tra 60 e 70 cm. Mostra una combinazione di tratti:

  • Caratteristiche primitive: cranio basso e gracile, pneumaticità ridotta nei seni nasali, denti compatti e tibia più lunga del femore – elementi simili a quelli osservati nei giovani Tyrannosauridae.
  • Tratti avanzati: creste nasali rugose, lacrimale con ornamentazioni e scapolocoracoide robusto, tipici dei Eutyrannosauria.

Questa particolare miscela di caratteristiche suggerisce che Khankhuuluu rappresenti una forma evolutivamente intermedia tra i tirannosauroidi di piccola taglia e i grandi predatori eutirannosauri.

Analisi filogenetica e implicazioni evolutive

L’analisi filogenetica colloca Khankhuuluu come il taxon sorella del clade Eutyrannosauria, subito prima della loro diversificazione. Da questa posizione chiave, emergono diverse implicazioni:

  • Origine nordamericana dei Eutyrannosauria: la nuova specie supporta l’ipotesi che i tirannosauroidi asiatici di grado intermedio (come Khankhuuluu) abbiano colonizzato il Nord America, dove si sono evoluti nei Eutyrannosauria.
  • Un solo ritorno in Asia: i Eutyrannosauria rimasero confinati in Nord America per milioni di anni fino a un’unica dispersione verso l’Asia, che diede origine ai due sottogruppi: Alioramini (predatori mesopredatori, gracili e con musi allungati) e Tyrannosaurini (predatori apicali massicci, come T. rex e Tarbosaurus).

Il ruolo dell’eterocronia: peramorfosi e pedomorfosi

Una delle conclusioni più affascinanti dello studio riguarda il meccanismo di eterocronia, ossia modifiche nei tempi dello sviluppo ontogenetico che hanno portato a due tendenze opposte tra i tirannosauridi:

  • Peramorfosi (sviluppo accelerato o prolungato): osservata nei Tyrannosaurini, che hanno acquisito cranî profondi, corna sviluppate, denti massicci e dimensioni colossali.
  • Pedomorfosi (mantenimento di tratti giovanili): riscontrata negli Alioramini, che da adulti conservano le stesse caratteristiche morfologiche dei giovani eutirannosauri.

Importanza paleoecologica e biogeografica

Il nuovo scenario evolutivo e biogeografico proposto indica tre principali eventi di dispersione tra Asia e Nord America:

  • Asia → Nord America (~91–86 Ma): migrazione di tirannosauroidi intermedi (come Khankhuuluu), con successiva evoluzione dei Eutyrannosauria in Nord America.
  • Nord America → Asia (~79–78 Ma): ritorno tardivo di Eutyrannosauria, che diede origine a Alioramini e Tyrannosaurini in Asia.
  • Asia → Nord America (~73–67 Ma): migrazione della linea di Tyrannosaurus, che si stabilì in Nord America, colmando le nicchie dei predatori apicali e mesopredatori fino all’estinzione del Cretaceo.

La scoperta di Khankhuuluu mongoliensis è di fondamentale importanza per comprendere l’origine, l’adattamento ecologico e la diffusione dei grandi tirannosauri del tardo Cretaceo. Essa dimostra che l’evoluzione di questi predatori fu guidata tanto da eventi di dispersione continentale quanto da complesse dinamiche ontogenetiche, come l’eterocronia. Khankhuuluu si afferma così come un tassello chiave nella ricostruzione della storia dei più iconici carnivori preistorici.