In questi giorni, alcune testate e social media hanno rilanciato un dato che ha suscitato incredulità e polemiche: “68°C registrati a Roma”. Una cifra che, a prima vista, sembrerebbe appartenere più al Sahara che a una città europea. Ma cosa c’è di vero dietro questo numero? È davvero possibile che la capitale italiana abbia toccato temperature così estreme? La risposta, come spesso accade in meteorologia, richiede qualche precisazione.
Fake news? Sì, ma con un fondo di verità
Affermare che a Roma si siano registrati 68°C di temperatura dell’aria è semplicemente falso. Nessuna stazione meteorologica ufficiale, come quelle gestite da ARPA Lazio o Aeronautica Militare, ha rilevato valori del genere. Tuttavia, chi ha letto l’intera notizia (e non solo il titolo), avrà notato che non si parlava di aria, bensì di superfici: asfalto, marciapiedi, pensiline e strutture esposte direttamente al sole nelle ore più calde.
E proprio su questo punto si gioca l’ambiguità: titoli sensazionalistici possono distorcere la percezione di un fenomeno reale. Eppure, le superfici urbane possono effettivamente raggiungere temperature ben superiori a quelle atmosferiche. Ed è quello che è successo, realmente, a Roma durante l’ondata di calore di giugno 2025.
I dati ufficiali: sì, l’asfalto può arrivare a 68°C
Secondo un’indagine condotta da Legambiente, in collaborazione con tecnici del settore ambientale, in alcuni quartieri romani come Garbatella e Don Bosco sono state effettuate misurazioni puntuali su piste ciclabili e fermate degli autobus. I risultati? In pieno giorno e in assenza di ombreggiamento, i termometri a contatto con l’asfalto hanno registrato temperature comprese tra 62°C e 68°C.

Non si tratta di un errore, né di un caso isolato: è un fenomeno ben noto e documentato nella scienza del clima urbano. Ma perché l’asfalto può surriscaldarsi fino a questi livelli, mentre l’aria rimane – si fa per dire – sui “normali” 35-38°C?
Perché l’asfalto si surriscalda così tanto
La risposta risiede in tre fattori principali:
- Proprietà fisiche del materiale: l’asfalto ha basso albedo, cioè riflette pochissima radiazione solare. Di conseguenza, assorbe e trattiene calore molto più efficacemente rispetto ad altri materiali. Inoltre, ha elevata capacità termica: si scalda rapidamente e si raffredda lentamente.
- Effetto isola di calore urbana (UHI): le città, a causa dell’abbondanza di cemento e asfalto e della carenza di verde urbano, trattengono più calore rispetto alle aree rurali. L’effetto UHI amplifica le temperature superficiali, rendendo i centri urbani veri e propri “forni a cielo aperto”.
- Assenza di ombra: nei punti senza alberi, tettoie o edifici che proiettino ombra, il sole colpisce direttamente il suolo per ore. Le misurazioni dimostrano che sotto l’ombra di un albero, la temperatura può essere anche di 15°C più bassa rispetto alla superficie asfaltata esposta al sole.
68°C sono un’anomalia? Non proprio
Quando l’aria supera i 35°C (come successo a Roma nel giugno 2025), non è raro che l’asfalto tocchi e superi i 50°C. In condizioni di irraggiamento estremo e senza ventilazione, è scientificamente plausibile arrivare a 68°C o anche oltre. In alcune città con temperature atmosferiche appena inferiori (30-32°C), l’asfalto ha comunque raggiunto 55-60°C in più occasioni. È il motivo per cui camminare a piedi nudi, far uscire animali domestici o toccare superfici metalliche può risultare pericoloso in piena estate.
Quando la percezione inganna: perché serve informazione corretta
Il dato dei 68 gradi va dunque letto nel suo contesto: non riguarda la temperatura dell’aria, ma quella delle superfici, che in ambiente urbano possono scaldarsi ben oltre i limiti della sopportazione umana. È quindi corretto parlare di caldo estremo, ma è altrettanto importante non generare allarmismo infondato. Come sempre, l’educazione scientifica e l’interpretazione corretta dei dati fanno la differenza tra consapevolezza e disinformazione.
La prossima volta che leggerai un titolo con numeri clamorosi, non fermarti alle apparenze. Approfondire è l’unico modo per distinguere il sensazionalismo dalla realtà. E in questo caso, purtroppo, la realtà è comunque abbastanza calda da far preoccupare davvero.


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