Meteo, cieli opachi sulle Alpi: colpa degli incendi in Canada

Il cielo lattiginoso osservato sulle Alpi è causato dal fumo degli incendi in Canada, trasportato dai venti fino all’Italia e intrappolato dall’anticiclone africano

Chi oggi ha alzato lo sguardo verso i cieli delle Alpi e del Nord Italia ha notato un’atmosfera insolita: cielo lattiginoso, luce attenuata e visibilità ridotta, nonostante un contesto di alta pressione e assenza di nubi significative. Ma cosa sta accadendo realmente? Dietro questa condizione si cela un mix straordinario di elementi: fumo transatlantico proveniente dagli incendi in Canada e una potente ondata di caldo africano che sta investendo l’Italia.

Dalla tundra canadese alle Alpi: il lungo viaggio del fumo

Da fine maggio 2025, il Canada è attraversato da una delle stagioni di incendi boschivi più devastanti degli ultimi decenni. Tra le province di Saskatchewan e Manitoba, oltre 2,2 milioni di ettari sono già stati ridotti in cenere da più di 200 roghi attivi. Le colonne di fumo, talmente imponenti da essere rilevabili anche dai satelliti, hanno intrapreso un lungo viaggio attraverso l’Atlantico, spinte dai venti occidentali.

Fumo incendi canada

Il risultato è che ora quel fumo ha raggiunto l’Europa e anche il Nord Italia, rendendo i cieli delle Alpi opachi e grigiastri. Le particelle sospese – PM2.5, PM10, monossido di carbonio, ozono troposferico e cenere fine – non si limitano a oscurare l’orizzonte: sono elementi potenzialmente dannosi, anche se, in questo caso, restano prevalentemente in quota e non rappresentano una minaccia immediata per la salute pubblica.

“Il fumo degli incendi boschivi contiene sostanze inquinanti che, sebbene concentrate in alta atmosfera, possono modificare la qualità della luce e interferire con il clima locale.”

Alta pressione africana: il blocco atmosferico che intrappola tutto

A peggiorare la situazione c’è un’altra figura barica ben nota ai meteorologi: un anticiclone africano particolarmente esteso, che ha preso possesso del Mediterraneo centrale. Questa struttura, di tipo subtropicale, oltre a innescare temperature estreme su larga scala, agisce come un vero e proprio “tappo atmosferico”. La stabilità in quota, infatti, impedisce il ricambio d’aria, favorendo la stagnazione degli inquinanti e intrappolando il fumo in arrivo a livelli medio-alti dell’atmosfera.

In sostanza, si crea una sorta di “coperchio” che impedisce la dispersione delle polveri sottili, mantenendo quel velo lattiginoso visibile oggi su gran parte del Nord Italia e dell’arco alpino. Una situazione tanto suggestiva quanto preoccupante, perché legata a un riscaldamento atmosferico precoce e persistente.

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Caldo record e zero termico alle stelle: ghiacciai in sofferenza

Contemporaneamente, l’Italia vive la prima vera ondata di caldo dell’estate 2025. Le temperature hanno già superato i 35°C al Sud, mentre anche il Nord si prepara a picchi attorno ai 33-34°C nei prossimi giorni. Sulle Alpi, il livello dello zero termico – ovvero la quota oltre la quale la temperatura resta costantemente sopra lo zero – è schizzato tra i 4300 e i 4500 metri.

Valori di questo tipo sono tipici della piena estate, ma ora si verificano già a metà giugno, in un momento in cui i ghiacciai alpini dovrebbero essere ancora protetti da una copertura nevosa residua. Purtroppo, la scarsità di neve accumulata durante l’inverno e l’esposizione solare precoce stanno accelerando la fusione glaciale e compromettendo la stabilità di interi bacini.

“Secondo Copernicus, lo zero termico sulle Alpi occidentali ha già superato i 4200 metri e in alcuni casi si avvicina pericolosamente ai 4800, soglia toccata solo nelle estati record.”

Tra fumo e calore: le Alpi nella morsa del cambiamento climatico

La combinazione tra fumo canadese in quota e caldo africano in superficie sta creando uno scenario atmosferico senza precedenti: cieli sbiaditi, visibilità ridotta, afa intensa e condizioni fuori scala per il periodo. Il sistema alpino, fragile e già sotto stress, sta vivendo un’ulteriore accelerazione del suo declino glaciale.

Gli esperti avvertono: se la tendenza non si invertirà, l’estate 2025 rischia di diventare una delle peggiori per la perdita di massa glaciale nelle Alpi, con impatti su risorse idriche, ecosistemi alpini e rischi idrogeologici, soprattutto nelle zone già vulnerabili.

Conclusione: segnali evidenti di un clima che cambia

Il cielo lattiginoso osservato oggi non è solo un’anomalia visiva: è il sintomo di un sistema climatico globale sempre più interconnesso e instabile. Il fumo degli incendi in Canada, trasportato per migliaia di chilometri, si mescola al caldo africano che domina l’Europa. E le Alpi, con i loro ghiacciai, sono i testimoni più evidenti della crisi climatica in atto.

Incendi Canada: cieli opachi sulle Alpi