Meteo, ENSO neutrale e PDO negativa: calo temporaneo della temperatura globale e copertura nevosa in aumento in Eurasia

Giugno 2025 segna una pausa nel riscaldamento globale: la temperatura media scende a +0,7°C, mentre la neve torna sopra la media tra Russia e Ucraina. Un’anomalia legata all’oceano Pacifico e alle dinamiche ENSO

In un contesto dominato ormai da anni da trend di riscaldamento globale costante, il mese di giugno 2025 registra un’inattesa – e per molti sorprendente – inversione temporanea di tendenza. Secondo le ultime rilevazioni climatiche, la temperatura media globale è calata sensibilmente rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: dai +1,2°C del 2024 si è scesi agli attuali +0,7°C.

Copertura nevosa in espansione: segnali in controtendenza dall’Eurasia

Parallelamente al raffreddamento globale moderato, si è osservato anche un aumento della copertura nevosa in diverse aree dell’Eurasia, una condizione raramente associata al mese di giugno negli ultimi anni. Secondo i dati più recenti disponibili, la neve si è mantenuta su valori moderatamente superiori alla media, proseguendo un trend iniziato già nel corso dell’inverno 2024-2025.

Grafico copertura nevosa sull'Eurasia

Durante i mesi più freddi, infatti, si è registrata una maggiore estensione del manto nevoso soprattutto tra Ucraina, Russia sud-occidentale e aree limitrofe. In queste regioni, ondate di freddo tardive hanno favorito abbondanti nevicate, anche in zone dove negli ultimi anni la neve era diventata rara. Al contrario, l’Europa occidentale è rimasta in gran parte priva di neve, a conferma di una distribuzione disomogenea del freddo continentale.

PDO negativa e ENSO neutrale: il contesto oceanico attuale

Due importanti indicatori oceanici stanno accompagnando questa fase di raffreddamento climatico temporaneo: la PDO (Pacific Decadal Oscillation) e il ciclo ENSO (El Niño/La Niña).

La PDO si mantiene in fase negativa – nota anche come cool phase – ormai dal 2020. Questo regime, storicamente associato a condizioni climatiche più fresche su scala globale, è tuttavia anomalamente configurato. Il Pacifico nordoccidentale continua a presentare anomalie termiche positive, mentre il Nordest Pacifico è solo lievemente sopra media. Questa struttura atipica riduce l’efficacia della PDO negativa come fattore raffreddante globale rispetto ai decenni precedenti.

PDO Noaa

Per quanto riguarda l’ENSO, al momento ci troviamo in una fase neutrale, secondo le ultime analisi della WMO. Le previsioni indicano una probabilità del 65-70% che tale stato si mantenga durante l’estate boreale 2025, mentre l’ipotesi di una nuova La Niña debole in formazione nei prossimi mesi è stimata tra il 30 e il 35%.

Va ricordato che la La Niña recente (fine 2024 – inizio 2025) è stata di breve durata e debole intensità, con effetti limitati sul raffreddamento globale. Anche un eventuale nuovo episodio nei prossimi mesi – se confermato – avrebbe verosimilmente impatti blandi e transitori.

Raffreddamento reale o semplice “respiro” del sistema climatico?

La combinazione tra PDO negativa e possibile La Niña può effettivamente contribuire a un temporaneo raffreddamento delle aree tropicali e, in modo più ampio, a una moderazione delle anomalie termiche globali.

Tuttavia, secondo i climatologi, questo non rappresenta una vera inversione della tendenza climatica a lungo termine. Il riscaldamento globale di fondo, spinto dai gas serra e dalla persistenza di pattern atmosferici anomali, continua a essere il fattore dominante.

Il calo delle temperature osservato nei primi mesi del 2025 deve essere letto come una “normalizzazione temporanea” dopo il picco eccezionale tra 2023 e 2024, e non come un segnale strutturale di raffreddamento globale. In altre parole, il sistema climatico globale sta probabilmente “tirando il fiato” dopo mesi di anomalie estreme, ma resta ancorato a livelli termici storicamente elevati.

Un segnale da non fraintendere

Il raffreddamento di giugno 2025 e l’aumento della copertura nevosa in Eurasia rappresentano elementi scientificamente rilevanti, ma devono essere contestualizzati con cautela. Nonostante la temporanea flessione, i modelli climatici continuano a proiettare un trend di riscaldamento globale a lungo termine.