La Spagna torna a bruciare sotto un’ondata di calore eccezionale, e il record di 40,9°C raggiunto ieri all’aeroporto di Almería rappresenta solo l’inizio di quella che si preannuncia come una fase meteorologica estrema, destinata a peggiorare nei prossimi giorni. Secondo i dati ufficiali, si tratta della temperatura massima più alta mai registrata a giugno nella stazione (serie storica 1968-2025).
Ma questo dato, per quanto clamoroso, non è un’anomalia isolata. Al contrario, si inserisce in un trend preoccupante: è il settimo record mensile registrato negli ultimi 5 anni e il nono negli ultimi 7. Un chiaro segnale che il clima sta cambiando rapidamente, e che l’area mediterranea – con la Penisola Iberica in prima linea – è tra le più vulnerabili all’intensificazione delle ondate di calore.

In arrivo 28-29°C… ma a 1.500 metri di quota
Gli aggiornamenti modellistici confermano un quadro inquietante: la massa d’aria calda in risalita dal Nord Africa sarà estremamente potente, con temperature in libera atmosfera (a circa 1.500 metri di quota) che potranno toccare i 28-29°C. Si tratta di valori tipici delle peggiori ondate di calore estive, non di fine giugno.
Il culmine del caldo è atteso tra domenica 29 e lunedì 30 giugno, quando in molte zone interne della Spagna si potrebbero raggiungere, e forse superare, i 45°C. Il rischio di superamento di soglie critiche, soprattutto per la salute pubblica, è reale.
Le aree più a rischio: Guadalquivir, Guadiana, Tago ed Ebro
Secondo il modello europeo (ECMWF), le zone più colpite saranno le valli e le depressioni geograficamente più basse del sud-ovest spagnolo, dove la combinazione tra cielo sereno, bassa umidità e subsidenza atmosferica favorirà un eccezionale riscaldamento degli strati bassi.
Andalusia, Estremadura, Castiglia-La Mancia e l’Aragona meridionale saranno le regioni più a rischio. Qui, le temperature potrebbero facilmente superare i 40°C già dal fine settimana, con punte di 42-43°C nella valle del Guadalquivir, nel bacino del Guadiana, nella valle del Tago e nella depressione dell’Ebro.
Siviglia, Cordova, Jaén, Granada, Badajoz, Toledo, Saragozza e Lleida saranno tra le città più calde d’Europa nei prossimi giorni, con massime stimate intorno ai 44°C, ma localmente anche oltre.
Un’ondata di calore ‘a doppia spinta’: caldo e polveri desertiche
Ad alimentare l’ondata di calore non sarà solo la cupola anticiclonica subtropicale, ma anche l’arrivo di una nuova iniezione di polveri sahariane in sospensione, che renderanno l’atmosfera opprimente e ridurranno la qualità dell’aria. Le previsioni indicano anche un marcato calo dell’umidità relativa, condizione che aumenta il rischio di incendi e disidratazione.
L’interazione tra la dorsale subtropicale africana e la circolazione più fresca in Atlantico sta disegnando una dinamica meteorologica ad alta energia: forte subsidenza, cielo sereno persistente e venti deboli o assenti. Un mix pericoloso, capace di amplificare l’effetto serra naturale e favorire temperature diurne e notturne record.
Il caldo notturno: il pericolo invisibile
Un elemento da non sottovalutare riguarda le temperature minime notturne, che in diverse aree potrebbero restare sopra i 26-28°C anche nelle ore più fresche. Le cosiddette “notti tropicali” impediscono al corpo umano di rifiatare e aumentano significativamente i rischi per la salute, in particolare per bambini, anziani e persone con patologie croniche.
Non è solo caldo, è una crisi climatica silenziosa
Quello che sta accadendo in Spagna non è un evento isolato né occasionale. L’accumularsi di record termici in così breve tempo – 9 negli ultimi 7 anni solo ad Almería – evidenzia un cambiamento climatico accelerato. La tendenza verso ondate di calore più frequenti, più intense e più durature è ormai confermata da tutti i modelli climatici internazionali.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?