Murujuga, il più grande sito al mondo di arte rupestre, rischia di non ottenere l’ambito riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO a causa dell’inquinamento acido prodotto da impianti industriali fossili nelle vicinanze. Situato nella regione del Pilbara, nell’Australia nordoccidentale, Murujuga ospita oltre un milione di incisioni rupestri antiche anche decine di migliaia di anni distribuite su circa 100mila ettari, tra la Penisola di Burrup e l’Arcipelago di Dampier. Il sito ha anche una forte rilevanza spirituale e culturale per i Ngurra-ra Ngarli, popoli aborigeni che vi abitano da almeno 47.000 anni.
Nonostante la sua candidatura ufficiale presentata nel 2023, l’UNESCO potrebbe rinviare la decisione a causa del degrado ambientale in atto. In un recente rapporto, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha chiesto all’Australia di eliminare completamente le emissioni acide dannose, fermare nuovi sviluppi industriali nell’area e pianificare la dismissione e il recupero degli impianti esistenti.
Un’analisi dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites) ha identificato l’impianto di gas di Woodside come la fonte principale di queste emissioni acide e ricche di nitrati, che minacciano la conservazione delle incisioni. L’erosione accelerata potrebbe compromettere la visibilità e la stabilità delle opere, rendendo il sito inadatto agli standard richiesti per il riconoscimento UNESCO.
A peggiorare la situazione, il fatto che il governo australiano ha recentemente concesso una proroga di 40 anni al progetto North West Shelf, proprio sul Burrup, garantendone l’operatività fino al 2070. Una decisione che potrebbe compromettere in modo definitivo il futuro patrimonio mondiale di Murujuga.


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