Un recente studio pubblicato su Communications Earth & Environment solleva interrogativi fondamentali sulla sostenibilità della compensazione delle emissioni di carbonio attraverso la riforestazione, soprattutto se utilizzata per neutralizzare le emissioni future delle 200 maggiori compagnie fossili al mondo. I risultati, frutto del lavoro degli studiosi Alain Naef, Nina Friggens e Patrick Njeukam, mettono in luce un paradosso cruciale: per compensare la CO₂ contenuta nei giacimenti fossili già presenti nei bilanci delle aziende, sarebbe necessario riforestare un’area più vasta dell’intero continente nordamericano. Secondo lo studio, le riserve fossili detenute da queste compagnie emetterebbero fino a 673 miliardi di tonnellate di CO₂ se completamente bruciate.
Un valore drammaticamente superiore al budget di carbonio residuo per rimanere entro il limite di +1,5°C, che si aggira intorno ai 400 Gt CO₂. Le conseguenze sono evidenti: più dell’89% delle emissioni globali proviene dalla combustione di combustibili fossili e oltre il 60% del petrolio, del gas e il 90% del carbone dovrebbero rimanere sottoterra per rispettare gli obiettivi climatici.
Il miraggio della riforestazione su scala planetaria
L’afforestazione, ovvero la piantumazione di alberi su terreni precedentemente privi di foreste, è spesso presentata come una soluzione a basso costo per assorbire CO₂. Ma la scala necessaria per raggiungere questo obiettivo è semplicemente irrealistica. Lo studio stima che servirebbero oltre 24,75 milioni di km² – più dell’intera superficie di Nord e Centro America – per compensare completamente le emissioni potenziali di queste riserve.
Non solo: tale operazione comporterebbe la sostituzione di comunità umane, terre agricole e habitat naturali, con conseguenze ecologiche e sociali devastanti. Anche ipotizzando condizioni ottimali di crescita, l’assorbimento di CO₂ da parte degli alberi è limitato da fattori come nutrienti del suolo, disponibilità idrica e cambiamenti climatici futuri.
Una valutazione economica devastante: il valore “netto” delle compagnie fossili
Gli autori propongono il concetto di “Net Environmental Valuation” (NEV), che rappresenta il valore economico netto di una compagnia se si sottrae il costo di compensazione delle emissioni future. A un prezzo medio europeo del carbonio di 83 dollari per tonnellata di CO₂, il 95% delle compagnie avrebbe un valore netto negativo. Utilizzando il “social cost of carbon” stimato a circa 190 dollari/tonnellata, tutte le aziende analizzate genererebbero danno economico per la società.
Esempio emblematico: la compagnia Saudi Aramco, valutata 2,2 trilioni di dollari, scenderebbe a -103 trilioni se dovesse compensare tutte le emissioni con tecnologie come la cattura diretta dell’aria (DAC), attualmente costosissima (circa 1.000 dollari per tonnellata).
Rischi ecologici e impatti secondari della riforestazione
Ecco le limitazioni ecologiche della riforestazione, secondo i dati:
- In regioni povere di nutrienti o soggette a scarsità idrica, la crescita degli alberi è limitata e quindi anche la capacità di sequestro del carbonio.
- In zone con alti livelli di carbonio nel suolo (come torbiere o tundra), la piantumazione può addirittura aumentare le emissioni, poiché altera gli equilibri microbici del suolo.
- Le foreste, inoltre, non immagazzinano carbonio in modo permanente: incendi, tempeste, siccità o parassiti possono distruggere interi stock di CO₂ sequestrata.
- Infine, la conversione di terreni agricoli per la riforestazione può compromettere la sicurezza alimentare, facendo aumentare prezzi e riducendo la disponibilità di cibo.
Il messaggio dello studio è chiaro: compensare non basta. Le strategie di compensazione, specialmente quelle fondate sull’afforestazione, sono soggette a limiti fisici, ecologici ed economici che le rendono inadeguate a fronteggiare la mole di emissioni future previste dai piani delle compagnie fossili. È più conveniente, per l’ambiente e anche per l’economia globale, non bruciare affatto i combustibili fossili.
Il futuro richiede una drastica riduzione delle emissioni, politiche di disincentivo alla produzione fossile e investimenti nelle energie rinnovabili. Le soluzioni basate sulla natura, come la protezione delle foreste esistenti o il ripristino delle torbiere, devono essere parte integrante della strategia climatica – ma mai considerate un’alternativa alla decarbonizzazione.



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