Il Ponte sullo Stretto tra le spese militari NATO pari al 5% del Pil: “è strategico anche in caso di guerra”

Ponte sullo Stretto, il governo Meloni prova ad inserire la grande opera tra Calabria e Sicilia tra le spese per il 5% del Pil da destinare all'accordo con la NATO

Il governo italiano vuole classificare la spesa per il Ponte sullo Stretto di Messina, pari a circa 13,5 miliardi di euro, come una spesa militare, al fine di raggiungere l’obiettivo della Nato del 5% al più breve tempo possibile ed utilizzare quei soldi, come previsto dall’accordo, non solo per spese strettamente inerenti le armi ma anche la strategia, la mobilità e i trasporti. La notizia è stata appena rivelata dal noto portale di informazione internazionale “Politico”.

L’Italia è uno dei Paesi Nato con la spesa militare più bassa: lo scorso anno ha destinato alle sue forze armate solo l’1,49% del prodotto interno lordo. Questo fa sembrare irraggiungibile il nuovo obiettivo del 5% entro il 2035. Ed è a questo punto che il Ponte potrebbe rivelarsi utile“, si legge su “Politico”. Secondo quanto riferito dalla testata, “un funzionario governativo ha sottolineato che non è stata presa alcuna decisione formale sulla classificazione del Ponte come progetto militare, ma ha affermato che ulteriori colloqui si terranno probabilmente a breve per valutarne la fattibilità“. L’idea, stando a quanto scritto da “Politico”, “potrebbe essere politicamente utile per Meloni, che sta cercando di convincere un pubblico diffidente nei confronti della spesa per la difesa della necessità di ingenti investimenti, in un momento in cui l’Italia si sta già avviando verso l’austerità“. Ad aprile, il governo italiano ha adottato un documento in cui si dichiara che “il ponte dovrebbe essere costruito per “motivi imperativi di interesse pubblico prevalente, ma il Ponte sullo Stretto di Messina riveste anche un’importanza strategica per la sicurezza nazionale e internazionale, tanto da svolgere un ruolo chiave nella difesa e nella sicurezza, agevolando gli spostamenti delle forze armate italiane e degli alleati della Nato“, si legge in un documento redatto ad aprile dal governo italiano e citato da “Politico”.

Sia il ministro degli Esteri Antonio Tajani che il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini stanno sostenendo l’idea che il ponte abbia un valore strategico per la NATO. Un funzionario del Tesoro italiano ha anche suggerito a Politico che etichettare il ponte come un progetto militare aiuterebbe il governo a superare alcune delle barriere economiche e tecniche che ne hanno impedito la costruzione in passato.

Secondo Politico l’Italia ha anche chiesto che il progetto sia incluso nel piano di finanziamento dell’UE per la mobilità del personale militare, del materiale e delle risorse, in quanto “si inserirebbe perfettamente in questa strategia, fornendo infrastrutture chiave per il trasferimento delle forze della NATO dal Nord Europa al Mediterraneo“. Il ponte “rappresenta un vantaggio per la mobilità militare, consentendo il trasporto rapido di veicoli pesanti, truppe e risorse sia su strada che su rotaia“, ha aggiunto il governo Meloni.

Già in passato i vertici della protezione civile nazionale avevano dichiarato pubblicamente quanto il Ponte sarebbe stato utile per la logistica anche in caso di emergenze e calamità naturali come alluvioni e terremoti, consentendo ai soccorritori di raggiungere in modo molto più rapido le aree colpite.