Il prof. Battaglia: “l’Antropocene? Una favola per tonti. Traccia della maturità senza senso”

Nel mirino del professore un brano di Telmo Pievani, filosofo della scienza

Il Professor Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena ed esperto di questioni climatiche, non le manda a dire. In un recente articolo pubblicato su La Verità, Battaglia ha demolito senza mezzi termini la nozione di “Antropocene” e, con essa, la traccia di un tema di maturità. Come da titolo, per Battaglia, si tratta di una “favola per tonti” e di una proposta didattica “senza senso“.

Nel mirino del professore, un brano di Telmo Pievani, filosofo della scienza, proposto agli studenti come base per la riflessione. Battaglia non nasconde il suo scetticismo verso la “filosofia della scienza”, affermando che ad essa “si dedicano coloro che scienza non fanno, o perché non sanno fare o perché non vogliono faticare“. Un pregiudizio, lo definisce, che sembra trovare conferma nella “cornucopia di banalità” che, a suo dire, caratterizza il testo di Pievani.

Il punto cruciale della critica di Battaglia ruota attorno alla definizione di “Antropocene” come nuova epoca geologica. Pievani sostiene che “le firme sedimentarie dell’attività umana negli ultimi decenni del Novecento sono tali e tante che anche il più tonto dei geologi del futuro non potrà non vederle“. Un’affermazione che Battaglia definisce “coraggiosa“, sottolineando come tutte le altre epoche geologiche abbiano avuto una durata dell’ordine del milione di anni, a fronte dei pochi decenni attribuiti all’ipotetico Antropocene. “Inventarsi un inesistente ‘Antropocene’ della durata di alcune decine d’anni come periodo geologico […] è giocare d’azzardo o, se volete, parlare per il gusto di parlare“, scrive Battaglia su La Verità. E rincara la dose, ribaltando l’argomento di Pievani: “E se invece fosse che solo se sei un geologo tonto puoi berti ‘sta favola dell’Antropocene?“.

La critica del professore si estende anche all’idea di Pievani di quantificare la “tecnosfera materiale“, stimandola in “mille miliardi di tonnellate“. Per Battaglia, questa è “la domanda disarmante di un bambino – un bambino cretino“. Il docente smonta l’argomentazione su più fronti: l’uso del termine “stratosferico” per un numero con una dimensione è privo di significato, tutta la massa della tecnosfera è già presente sulla Terra e, soprattutto, “è irrilevante al pianeta“. A dimostrazione di ciò, Battaglia cita le centinaia di esplosioni nucleari avvenute, “senza che il pianeta se ne sia accorto“.

Confrontare la tecnomassa con la biomassa, entrambe stimate in mille miliardi di tonnellate, viene considerato un “confronto intelligente” con sarcasmo da Battaglia, che poi mette in prospettiva i numeri, evidenziando come la massa della Terra sia “6 milioni di volte maggiore della tecnomassa” e quella degli insetti “1.000 volte maggiore della massa degli esseri umani“.

La conclusione del testo di Pievani, secondo cui “senza una rapida transizione del sistema economico mondiale verso modelli circolari, la massa antropogenica sfuggirà al controllo“, viene definita da Battaglia “vuota chiacchiera, giacché non c’è alcun vicolo cieco ne alcunché che sfugga al controllo di nessuno“.

Il Professor Battaglia esprime infine mestizia per gli studenti che hanno dovuto affrontare questa traccia di maturità, costretti a “proporre soluzioni ad un problema inesistente” e ad “applaudire anch’egli alla sontuosità dei vestiti del re“. Il suo monito finale è chiaro: “Non c’è peggiore inquinamento di quello dei cervelli“.