Il Regno Unito costruirà fino a 12 nuovi sottomarini d’attacco a propulsione nucleare ma armati convenzionalmente, nell’ambito di una vasta revisione strategica della difesa che sarà annunciata oggi dal primo ministro Sir Keir Starmer. I nuovi mezzi andranno a sostituire la flotta di sette sottomarini della classe Astute a partire dalla fine degli anni 2030. La revisione, guidata dall’ex segretario alla Difesa laburista Lord Robertson, arriva in un contesto globale sempre più instabile e invita le forze armate britanniche a un livello di “prontezza bellica”, in risposta alle crescenti minacce internazionali, con Mosca in cima alla lista delle preoccupazioni. Il premier ha dichiarato alla BBC che “la minaccia posta dalla Russia non può essere ignorata” e che “il miglior modo per scoraggiare un conflitto è prepararsi ad affrontarlo”.
Starmer confermerà anche un investimento di 15 miliardi di sterline per modernizzare le testate nucleari del Regno Unito, nell’ambito del programma Trident. Secondo il governo, i nuovi sottomarini — insieme a quelli armati con armi nucleari — garantiranno la sicurezza della Gran Bretagna e della NATO per i decenni a venire. Il primo ministro britannico Starmer conferma: “il Regno Unito sta entrando in modalità di prontezza bellica nell’ambito di una nuova strategia di difesa”.
Investimenti e polemiche politiche
Il documento presenterà 62 raccomandazioni, che Downing Street si prepara ad accettare integralmente. Il piano prevede anche un incremento della spesa per la difesa dal 2,3% al 2,5% del PIL entro il 2027. Tuttavia, è polemica sul raggiungimento del 3% del PIL, un traguardo che il governo attuale si impegna a raggiungere solo entro il 2034, dopo le prossime elezioni generali. I conservatori, al contrario, chiedono di anticipare la scadenza alla fine del decennio, stimando un aumento annuo della spesa di circa 20 miliardi di sterline.
Starmer ha ribadito che non intende fornire una data senza prima garantire la sostenibilità economica dell’obiettivo, definendo qualsiasi promessa anticipata come “performativa”. I Liberal Democratici hanno invece definito la tempistica al 2034 come “troppo tardiva”, chiedendo impegni concreti sui finanziamenti.
Altri punti chiave del piano
La revisione prevede anche una serie di altri interventi strutturali nel settore della difesa, tra cui:
- 1,5 miliardi di sterline per sei nuove fabbriche di munizioni, con capacità produttiva continua
- Costruzione di fino a 7.000 armi a lungo raggio, tra cui missili e droni
- Creazione di un comando cibernetico ed elettromagnetico, per potenziare le capacità difensive e offensive nel cyberspazio
- 1,5 miliardi entro il 2029 per la ristrutturazione degli alloggi militari
- 1 miliardo per tecnologie di targeting avanzate, per velocizzare il trasferimento di dati ai soldati sul campo
Il segretario alla Difesa John Healey ha precisato che non è previsto un aumento delle dimensioni dell’esercito prima delle prossime elezioni, ma l’obiettivo è ripristinare il personale a 73.000 soldati a tempo pieno nella prossima legislatura.
I nuovi e il programma nucleare
I nuovi sottomarini d’attacco SSN-AUKUS — sviluppati in collaborazione con la Marina australiana nell’ambito dell’accordo siglato nel 2021 — prenderanno il posto degli attuali Astute. Questi ultimi sono dotati di propulsione nucleare e armamenti convenzionali, e svolgono un ruolo strategico nella raccolta di informazioni e nella protezione della flotta di sottomarini Vanguard, che trasportano i missili Trident.
Parallelamente, è già in corso la modernizzazione delle testate nucleari, e il governo ribadisce il suo impegno a garantire la deterrenza nucleare continua in mare, con la costruzione dei quattro sottomarini di classe Dreadnought, destinati a rimpiazzare i Vanguard a partire dai primi anni 2030. Questo programma rientra nella Defence Nuclear Enterprise, che rappresenta il 20% del bilancio del Ministero della Difesa.
Un piano ambizioso, dunque, che punta a rafforzare la postura strategica del Regno Unito sullo scacchiere internazionale, ma che solleva dubbi su tempistiche e risorse economiche a disposizione per tradurre le promesse in realtà.


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