Ricostruita l’evoluzione della biomassa marina: in crescita da 500 milioni di anni

Nuovo studio suggerisce connessione evolutiva tra biomassa e biodiversità

La quantità totale di vita negli oceani terrestri ha mostrato un aumento generale negli ultimi 500 milioni di anni, nonostante le battute d’arresto causate da eventi di estinzione di massa. Questa è la sorprendente conclusione di un nuovo studio condotto dai ricercatori della Stanford Doerr School of Sustainability, pubblicato su Current Biology. La ricerca, guidata da Pulkit Singh, rappresenta il primo tentativo quantitativo di misurare come la biomassa – la massa totale degli organismi – sia variata nel corso del tempo geologico. Tradizionalmente, gli scienziati hanno studiato la biodiversità (la varietà di specie), ma la biomassa offre una prospettiva unica sulla produttività e sulla salute degli ecosistemi.

Capire la quantità di biomassa è fondamentale perché rappresenta tratti chiave di un ecosistema che non sono catturati dal numero di specie“, spiega Singh. Il team ha superato la sfida della raccolta dati compilando e analizzando oltre 7.700 campioni di calcare marino provenienti da tutto il mondo, risalenti a 540 milioni di anni fa. Questi campioni contenevano resti scheletrici, principalmente conchiglie di animali, alghe e protisti.

I risultati mostrano un aumento costante della biomassa, con alcune eccezioni notevoli. Nel Cambriano, solo il 10% delle rocce era composto da materiale di conchiglie. Questa percentuale è aumentata drasticamente nell’Ordoviciano, riflettendo l’Esplosione Cambriana. Successivamente, la percentuale ha superato il 20% per gran parte dei 230 milioni di anni successivi, con cali significativi in seguito a grandi estinzioni di massa, come la “Grande Moria” del Permiano-Triassico, che ha visto la percentuale scendere a circa il 3%.

Tuttavia, la vita si è sempre ripresa. Nell’attuale era Cenozoica, la biomassa è aumentata notevolmente, con le conchiglie che superano il 40% del volume delle rocce, grazie in gran parte al contributo di molluschi e coralli.

Jonathan Payne, professore a Stanford e coautore dello studio, ha elogiato il “coraggio intellettuale” di Singh nell’intraprendere un progetto di tale portata. Questo studio non solo colma una lacuna importante nella nostra comprensione della storia biologica della Terra, ma suggerisce anche una connessione evolutiva tra biomassa e biodiversità, fornendo nuove intuizioni sulla resilienza della vita marina.