La Russia sta tentando nuovamente di rilanciare le esportazioni di gas naturale liquefatto (LNG) dal suo progetto Arctic LNG 2, dopo mesi di stallo provocati dalle sanzioni statunitensi che hanno colpito duramente il settore energetico del Paese. Lo rivela Bloomberg in un’inchiesta esclusiva pubblicata oggi. Dallo scorso ottobre, l’impianto artico era di fatto fermo a causa delle difficoltà legate all’accesso al mercato internazionale e al trasporto via nave. Ora, però, una nuova spedizione indica che Mosca non ha rinunciato ai suoi piani: una nave cisterna per LNG, ribattezzata Iris, è approdata al terminale di esportazione del progetto, segnando una potenziale riattivazione delle operazioni.
Una flotta ombra per sostenere le esportazioni
Secondo Bloomberg, la Russia ha allestito una “flotta ombra” di almeno 13 navi, molte delle quali avrebbero cambiato proprietà e bandiera negli ultimi mesi per aggirare le restrizioni occidentali. Tra queste, quattro unità sono navi rompighiaccio, fondamentali per operare lungo la rotta artica in condizioni difficili. Questi mezzi sarebbero ora pronti a trasportare il gas liquefatto verso i mercati asiatici, aggirando le sanzioni statunitensi che colpiscono direttamente le operazioni dell’impianto Arctic LNG 2.
Nonostante i limiti tecnologici imposti dalle sanzioni – che hanno privato il progetto di componenti e supporto occidentali – il primo modulo dell’impianto è riuscito a entrare in funzione a fine 2023, con alcune spedizioni effettuate prima dell’arrivo dell’inverno. Tuttavia, a partire da ottobre 2024, l’attività è stata interrotta a causa dell’impossibilità di esportare il prodotto.
Il nodo degli acquirenti
Il principale ostacolo ora è commerciale: trovare acquirenti disposti a ricevere LNG russo, nonostante i rischi legati alle sanzioni. Bloomberg osserva che la Russia non ha ancora annunciato alcun contratto ufficiale con nuovi clienti, sebbene continui a promuovere il progetto presso Paesi asiatici. La nave Iris, di proprietà privata ma ora sotto il controllo di un operatore sconosciuto, potrebbe dirigersi verso l’Asia, dove alcuni acquirenti sono più disposti ad aggirare le restrizioni occidentali.
L’operazione è seguita da vicino anche per le sue implicazioni geopolitiche. Il progetto Arctic LNG 2, guidato da Novatek, rappresenta una delle principali ambizioni energetiche della Russia post-2022. Le sanzioni hanno colpito non solo le tecnologie coinvolte, ma anche le compagnie e le navi utilizzate per il trasporto, paralizzando per mesi ogni possibilità di esportazione.
Segnali di ripresa
Secondo quanto appreso da Bloomberg, le immagini satellitari mostrano attività al terminale di esportazione, comprese fiamme di flaring che indicano un funzionamento attivo. Resta incerto se la nave Iris effettuerà effettivamente un carico completo di LNG, ma la sua presenza rappresenta un primo test concreto per la nuova strategia russa.
Il governo russo non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito, ma Bloomberg sottolinea che questa mossa potrebbe segnare l’inizio di una graduale ripresa delle esportazioni di gas liquefatto via rotta artica, al di fuori del controllo occidentale.
La Russia sta cercando di riattivare il cuore del suo progetto LNG più ambizioso attraverso vie alternative e mezzi autonomi. Il successo dipenderà dalla disponibilità di acquirenti e dalla capacità di mantenere attive rotte logistiche indipendenti. In un contesto internazionale ancora dominato da tensioni geopolitiche e sanzioni, Arctic LNG 2 rappresenta sia un banco di prova tecnologico sia una sfida commerciale e diplomatica di primo piano.


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