Scoperte nelle Blue Mountains: tracciata l’occupazione umana in alta quota 20mila anni fa

Le popolazioni aborigene erano in grado di vivere e adattarsi a condizioni ambientali estreme

Un team di archeologi australiani, in collaborazione con le comunità delle Prime Nazioni, ha riportato alla luce 693 manufatti in pietra risalenti fino all’ultima era glaciale. Il ritrovamento è avvenuto nel Dargan Shelter, un antico riparo roccioso situato a 1.073 metri di altitudine nelle Blue Mountains, segnando la prova definitiva dell’occupazione umana in un paesaggio periglaciale australiano.

Pubblicata sulla rivista Nature Human Behaviour, la ricerca dimostra che, contrariamente a quanto ritenuto finora, le popolazioni aborigene erano in grado di vivere e adattarsi a condizioni ambientali estreme. I reperti rivelano attività umane ripetute nell’arco di 20.000 anni, supportate da focolari ben conservati e una stratigrafia archeologica intatta.

Il progetto, guidato da Wayne Brennan – esperto Gomeroi e mentore delle Prime Nazioni – insieme alla dottoressa Amy Mosig Way dell’Australian Museum, ha coinvolto membri Dharug, Wiradjuri, Dharawal, Gomeroi, Wonnarua e Ngunnawal, sottolineando l’importanza della collaborazione tra scienza e conoscenza tradizionale.

Secondo Leanne Watson Redpath ed Erin Wilkins, donne Dharug e coautrici dello studio, il Dargan Shelter non è solo un sito archeologico, ma un legame vivente con gli antenati. Il team auspica che queste scoperte rafforzino le tutele culturali di questi luoghi, oggi riconosciuti solo per la loro biodiversità. Questa ricerca ridisegna la mappa della presenza umana nel continente durante l’era glaciale, ponendo l’Australia tra i territori globalmente abitati anche in condizioni climatiche estreme.