Un importante passo avanti nella lotta contro il tumore alle ovaie arriva da uno studio condotto dal Centro oncologico Rogel dell’Università del Michigan e pubblicato su PNAS. I ricercatori hanno identificato il gene CDK12 come responsabile dell’aggressività del carcinoma sieroso di alto grado, la forma più letale di tumore ovarico, diagnosticata spesso in fase avanzata. Il gene è già noto per il suo ruolo nel tumore alla prostata.
Utilizzando topi geneticamente modificati, gli scienziati hanno dimostrato che la perdita di CDK12 accelera la crescita tumorale e riduce drasticamente la sopravvivenza. Il gene agisce infatti come soppressore tumorale. Lo studio ha evidenziato anche l’importanza del gene CDK13, potenzialmente coinvolto nello stesso meccanismo patologico.
Poiché la chemioterapia spesso risulta inefficace nei casi più avanzati, questi risultati aprono nuove prospettive terapeutiche. Secondo la ricercatrice Kathleen Cho, servono urgentemente nuove cure: “Sebbene vi siano stati alcuni miglioramenti nella gestione del carcinoma sieroso di alto grado, una volta che i pazienti diventano resistenti alla chemioterapia, la selezione di altre terapie è in gran parte frutto di congetture. Sono assolutamente necessari nuovi trattamenti poiché la sopravvivenza complessiva delle donne con questo tipo di tumore rimane piuttosto scarsa“.
Farmaci mirati contro CDK12 e CDK13 sono già in fase di sviluppo e potrebbero presto essere testati in studi clinici.



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