La stagione degli uragani 2025 nel bacino atlantico si preannuncia come una delle più incerte degli ultimi anni. Sebbene alcuni elementi indichino un possibile contenimento dell’attività ciclonica, altri suggeriscono un potenziale ben superiore alla media. In questo contesto, quattro fattori chiave risultano fondamentali per costruire una previsione realistica e informata.
I quattro pilastri previsionali: cosa osservare davvero
I fattori più rilevanti per comprendere l’evoluzione della stagione in arrivo sono:
- Fase dell’Oscillazione Multidecadale Atlantica (AMO)
- Fase dell’ENSO (El Niño – Southern Oscillation)
- Anomalie e configurazione delle temperature superficiali del mare (SST)
- Dati climatologici storici
Negli ultimi undici anni, l’uso integrato di questi indicatori ha garantito ottime performance predittive, riducendo il margine d’errore rispetto ai modelli standard.
1. Oscillazione Multidecadale Atlantica (AMO)
La fase positiva dell’AMO, attiva dal 1995, mantiene temperature del mare elevate nel bacino nord-atlantico e rafforza il monsone dell’Africa occidentale. Questi due elementi combinati generano onde tropicali più organizzate, aumentano l’umidità atmosferica e riducono il wind shear verticale, rendendo più probabile lo sviluppo di cicloni tropicali forti e duraturi.
2. ENSO: fase neutra fresca dominante
Al momento, l’ENSO si trova in una fase neutra fresca, con una probabilità del 75% di mantenersi neutro o scivolare verso una debole La Niña durante il trimestre chiave agosto-settembre-ottobre (ASO). La possibilità di un El Niño — che ridurrebbe drasticamente l’attività ciclonica — è stimata solo al 5%.

Questo scenario lascia intravedere una stagione favorevole allo sviluppo di uragani, sebbene alcune incertezze rimangano legate alla transizione tra fasi e al comportamento dell’Oceanic Niño Index (ONI).
3. Temperature superficiali del mare (SST)
La situazione delle SST nel bacino atlantico mostra anomalie meno marcate rispetto agli anni precedenti, ma con una tendenza recente al rialzo. Particolarmente importante sarà l’evoluzione nella zona MDR (Main Development Region): se il calore si accumulasse, potremmo assistere a una forte accelerazione dell’attività ciclonica nella seconda parte della stagione.
Un altro aspetto da tenere d’occhio è la presenza di calore anomalo alle alte latitudini, che potrebbe aumentare la stabilità atmosferica e ridurre il potenziale distruttivo dei sistemi tropicali.
4. Anni analoghi e dati storici
L’analisi degli anni analoghi suggerisce che il 2025 potrebbe somigliare a stagioni come il 1996, 2001, 2008, 2011 e 2021. In media, queste annate hanno generato 17 tempeste tropicali, 9 uragani e 4 uragani maggiori, con un indice ACE intorno a 150, ben sopra la norma trentennale.
Previsione numerica per il 2025
Alla luce di tutti i parametri analizzati, la previsione centrale per il 2025 è:
- Tempeste tropicali: 15–19 (media prevista: 17)
- Uragani: 7–9 (media prevista: 8)
- Uragani maggiori (Cat. 3+): 3–5 (media prevista: 4)
- ACE (Accumulated Cyclone Energy): 110–170 (media prevista: 145)
È attesa una maggiore attività ciclonica nella seconda parte della stagione, in linea con il progressivo riscaldamento delle SST.
Conclusioni: attenzione massima fino a novembre
Anche le previsioni più affidabili non possono tenere conto di variabili intrastagionali come la MJO sfavorevole o fenomeni a latitudini più alte che alterano la dinamica tropicale. La storia recente — 2013, 2022, 2024 — ci ricorda che la prudenza è fondamentale.


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