Paleontologia, svelato il volto dell’uomo di Denisova grazie al… tartaro

Il Dna estratto dal tartaro ha permesso di attribuire alla specie il suo primo cranio

Da piccoli residui rimasti sui denti di un cranio quasi completo scoperto diversi anni fa in Cina è stato possibile ricostruire il volto dell’uomo di Denisova. In particolare, dal tartaro, cioè placca dentale mineralizzata, è stato possibile estrarre DNA mitocondriale, quello che si tramanda solo per via materna. E il risultato non lascia dubbi: il cranio, datato a circa 146mila anni fa, appartiene alla stessa specie identificata per la prima volta nel 2010 da un piccolo frammento di dito rinvenuto in una grotta siberiana, e mette così fine a 15 anni di speculazioni sull’aspetto dei Denisoviani, che presentavano arcate sopracciliari molto prominenti e un cervello grande quanto quello degli esseri umani moderni e dei Neanderthal.

Il successo è stato pubblicato in due studi sulle riviste Science e Cell guidati dall’Istituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia dell’Accademia Cinese delle Scienze, che vedono tra i firmatari anche il Premio Nobel Svante Pääbo.

Il cranio, trovato vicino ad Harbin nella Cina nordorientale, è stato inizialmente analizzato dai ricercatori guidati da Qiaomei Fu per cercare di estrarre DNA antico da ossa e denti. Il tentativo è stato infruttuoso, ma sono state identificate 95 proteine antiche, tra le quali una in particolare era identica a quella dei resti siberiani.

È la seconda volta, quest’anno, che un fossile denisoviano viene identificato grazie a proteine antiche: era già successo lo scorso aprile con una mandibola trovata a Taiwan. Ma i ricercatori volevano ulteriori prove e hanno così cercato DNA denisoviano tra quello batterico che forma il tartaro, stavolta con successo: le sequenze genetiche identificate, appartenenti a DNA mitocondriale, dimostrano la stretta parentela con i primi Denisoviani della Siberia, vissuti tra 217mila e 187mila anni fa.

cranio uomo Denisova