Le relazioni diplomatiche tra Russia e Azerbaigian hanno toccato un nuovo punto critico dopo la morte di due uomini di etnia azera durante una vasta operazione di polizia a Ekaterinburg, in Russia, avvenuta la scorsa settimana. L’episodio, che ha suscitato indignazione a Baku, rischia di innescare una crisi diplomatica di ampia portata tra i due Paesi. Sabato, il Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha convocato il chargé d’affaires russo, Pyotr Volokovykh, per protestare formalmente contro quelle che ha definito “uccisioni brutali” di due cittadini di origine azera durante i raid condotti venerdì scorso. Secondo quanto dichiarato, oltre ai due deceduti, altre persone sarebbero rimaste gravemente ferite.
Le autorità russe hanno inizialmente giustificato l’operazione come un intervento contro un “gruppo criminale etnico” coinvolto in omicidi risalenti ai primi anni 2000, precisando che i fermati — circa 50 in totale — erano cittadini russi nati in Azerbaigian. La polizia ha riconosciuto le morti solo successivamente, quando il Comitato Investigativo della Russia ha riferito che uno degli uomini sarebbe deceduto per un arresto cardiaco, mentre per il secondo la causa del decesso è ancora in fase di accertamento.
I due uomini, identificati dai media azeri come i fratelli Ziyaddin e Huseyn Safarov, sono stati rimpatriati e le autorità azere hanno annunciato che le autopsie verranno effettuate a Baku entro la settimana.
Ritorsioni culturali e diplomatiche
In risposta all’accaduto, domenica il Ministero della Cultura azero ha cancellato tutti gli eventi culturali legati alla Russia — tra cui concerti, mostre e festival — definendo le uccisioni “dimostrative, mirate e extragiudiziarie, compiute su base etnica”. Il parlamento azero ha inoltre annullato un incontro bilaterale previsto a Mosca, mentre il governo ha disdetto la visita del vice primo ministro russo Alexei Overchuk, dichiarando che “nelle attuali circostanze non è opportuno che Overchuk o altri rappresentanti ufficiali della Russia visitino il Paese”.
Il Cremlino ha espresso “sincero rammarico” per la cancellazione dei programmi culturali, segno di un raffreddamento sempre più evidente nei rapporti bilaterali.
Raid a Baku e nuovi sospetti
Lunedì le tensioni sono ulteriormente salite dopo che le forze dell’ordine azere hanno fatto irruzione negli uffici di Sputnik Azerbaigian, la branca locale dell’agenzia di stampa statale russa. Sebbene Sputnik avesse ufficialmente sospeso le operazioni in seguito a una nuova legge sui media, continuava a pubblicare contenuti online. Secondo alcuni media locali, durante il raid sarebbero stati arrestati due presunti agenti dell’FSB russo, notizia però non confermata ufficialmente da Baku.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere: il Ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore azero nella capitale, accusando l’Azerbaigian di “azioni ostili” e della “detenzione illegale di giornalisti russi”.
Un deterioramento annunciato
Le tensioni tra i due Paesi si erano già acuite nel dicembre scorso, quando un sistema di difesa aerea russo abbatté un aereo passeggeri partito da Baku e diretto a Grozny, in Cecenia. Il velivolo si schiantò nel Kazakhstan occidentale, causando la morte di 38 persone. Il presidente russo Vladimir Putin aveva espresso un raro messaggio di scuse al leader azero Ilham Aliyev, ma si era astenuto dal prendersi piena responsabilità, sostenendo che le difese aeree stavano rispondendo a un attacco ucraino con droni.
L’episodio di Ekaterinburg potrebbe rappresentare solo l’ultimo anello di una catena di eventi che sta minando profondamente i rapporti tra Mosca e Baku. Il rischio di un’escalation diplomatica, con implicazioni geopolitiche è sempre più concreto. Nel frattempo, il popolo azero attende risposte chiare.


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