Tensioni UE-Cina sulle terre rare: la richiesta di Bruxelles e la risposta di Pechino 

Mentre la Cina accelera l’approvazione delle esportazioni verso l’Europa, Bruxelles resta cauta e chiede garanzie

La Cina ha iniziato a rilasciare licenze di esportazione per terre rare e magneti destinati a imprese europee, come confermato da fonti dell’Unione Europea. Nonostante ciò, Bruxelles continua a premere per una soluzione strutturale a una crisi commerciale che si è rapidamente imposta in cima all’agenda bilaterale tra UE e Cina. Negli ultimi mesi, governi e aziende europee hanno esercitato pressioni sulle autorità cinesi affinché alleggerissero le restrizioni imposte ad aprile, in risposta alle tariffe reciproche volute dall’allora presidente statunitense Donald Trump. Le restrizioni hanno colpito duramente settori industriali strategici, generando timori sull’affidabilità della Cina come partner commerciale.

Licenze concesse, ma senza “corsie preferenziali”

Giovedì, il ministero del Commercio cinese ha dichiarato di aver “accelerato l’approvazione delle licenze di esportazione per le terre rare” in favore delle aziende europee, nel rispetto delle normative. “La Cina è pronta a rafforzare la comunicazione con i Paesi interessati sui controlli all’export, facilitando attivamente flussi commerciali conformi e convenienti”, ha affermato il portavoce He Yadong. Fonti europee non parlano ancora di “corsie verdi” – un termine usato da Pechino per indicare un canale preferenziale – ma confermano che le licenze stanno iniziando ad essere concesse. Tuttavia, l’incertezza permane.

Bruxelles vuole garanzie a lungo termine

Durante l’incontro virtuale di giovedì, Eva Valle Lagares della Commissione Europea ha messo in dubbio che le restrizioni imposte siano rivolte appositamente contro l’Europa, suggerendo che potrebbero essere effetti collaterali della rivalità tra Cina e Stati Uniti. “In realtà, probabilmente è un mix di tutto. Quello che chiediamo è una soluzione strutturale e affidabile sul lungo periodo”, ha dichiarato Valle. Le opzioni sul tavolo comprendono un ritorno al libero flusso delle materie prime pre-aprile o, in alternativa, un’esenzione dai requisiti di licenza per le imprese europee senza legami con l’industria militare.

Pressioni crescenti per ridurre la dipendenza da Pechino

L’episodio ha rafforzato la volontà di Bruxelles di ridurre la propria dipendenza strategica dalla Cina. “Se mai ci fosse stato bisogno di una giustificazione per la strategia di de-risking, la Cina ce la sta fornendo ora”, ha dichiarato Valle Lagares durante l’evento organizzato dal German Marshall Fund.

Anche Maria Martin-Prat, vicedirettrice generale del commercio della Commissione, ha definito le misure cinesi “preoccupanti”, sottolineando che i controlli si stanno estendendo anche ad altre materie prime critiche e tecnologie. “Le catene di approvvigionamento sono sotto pressione e in alcuni casi le aziende pensano di dover fermare la produzione”, ha detto.

Attese basse in vista del vertice di luglio

Con il vertice tra UE e Cina in programma il 24 e 25 luglio – il primo giorno a Pechino e il secondo nella provincia di Anhui – le aspettative restano basse. Il blocco europeo sarà rappresentato dal presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio Europeo António Costa. “È davvero il momento per la Cina di dimostrare di essere il partner commerciale affidabile che dice di essere”, ha ribadito Valle. “Purtroppo, quello che abbiamo visto nelle ultime settimane è piuttosto preoccupante”. 

Le terre rare saranno uno dei temi principali durante la cena dei leader dei 27 Stati membri dell’UE, nell’ambito del Consiglio Europeo. Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio di discussione sulla sicurezza economica e la geopolitica.

Europa a rischio tra due superpotenze

Gunnar Weigand, ex alto funzionario europeo per l’Asia, ha lanciato un monito: “rischiamo di diventare il campo di battaglia tra gli interessi strategici di Stati Uniti e Cina, ognuno dei quali vorrebbe l’UE come alleato. Lo stesso potrebbe accadere sulle terre rare”.  Con i prossimi colloqui alle porte, Bruxelles guarda a Pechino con cautela, determinata a non farsi trovare più impreparata.