Un programma strutturato di esercizio ed attività fisica regolare dopo l’intervento chirurgico riduce il rischio di metastasi o nuovi tumori e aumenta la sopravvivenza – con un rischio di morte più basso del 37% – dei pazienti con cancro al colon retto di stadio III e di stadio II ad alto rischio. Lo dimostra lo studio internazionale Challenge presentato al Congresso dell’American Society of clinical oncology (Asco). “Dopo aver effettuato l’intervento chirurgico e la chemioterapia post-operatoria, circa il 30% dei pazienti con questo tipo di neoplasia va incontro a recidiva della malattia, ma lo studio ha evidenziato che l’esercizio fisico regolare e strutturato riduce tale rischio”, afferma l’autore principale Christopher Booth della Queen’s University Kingston (Canada).
Tra il 2009 e il 2023, lo studio Challenge ha arruolato 889 pazienti da 6 Paesi: un gruppo ha seguito un programma di esercizio fisico e l’altro ha solo ricevuto del materiale educazionale. Ad un follow up di quasi 8 anni, 93 pazienti del primo gruppo hanno avuto una recidiva rispetto a 131 del secondo gruppo. A 5 anni, il tasso di sopravvivenza senza progressione di malattia era dell’80% in chi faceva attività fisica e del 74% nel gruppo di controllo. I pazienti nel gruppo dell’esercizio fisico hanno quindi mostrato un rischio più basso del 28% di incorrere in recidive o nuovi tumori.
Dopo 8 anni, il tasso di sopravvivenza globale era pari al 90% nel gruppo del costante esercizio fisico e dell’83% nel secondo gruppo. Lo studio ha quindi dimostrato che i pazienti avevano un rischio di morte più basso del 37% tra i partecipanti al programma strutturato di attività fisica.
I ricercatori puntano ora ad una fase successiva: analizzare in che modo l’esercizio fisico riduca il rischio di recidive attraverso l’esame di campioni di sangue dei pazienti arruolati nello studio Challenge.
“Questo è il primo studio di fase 3 nei pazienti con questo tipo di neoplasia a dimostrare che l’esercizio fisico post-trattamento è possibile ed efficace nel migliorare la sopravvivenza senza progressione della malattia”, sottolinea Pamela Kunz, esperta Asco di tumori gastrointestinali. I sistemi sanitari, concludono gli autori dello studio, “dovrebbero dunque incorporare programmi strutturati di esercizio fisico come standard di cura per questi pazienti oncologici”.


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