È entrato in vigore poco dopo la mezzanotte, senza una scadenza definita, il nuovo divieto di ingresso negli Stati Uniti voluto da Donald Trump. La misura, che riprende e amplia una politica già adottata durante il suo primo mandato, riguarda i cittadini di 12 Paesi, principalmente dell’Africa e del Medio Oriente: Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen.
A queste restrizioni si aggiungono controlli più severi per chi proviene da Burundi, Cuba, Laos, Sierra Leone, Togo, Turkmenistan e Venezuela, se si trova al di fuori degli USA e non è in possesso di un visto valido.
Il provvedimento deriva da un ordine esecutivo firmato da Trump il 20 gennaio, nel quale si incaricano il Dipartimento di Stato, quello per la Sicurezza Interna e il Direttore dell’Intelligence Nazionale di redigere un rapporto sugli atteggiamenti considerati ostili verso gli Stati Uniti. Secondo l’amministrazione, l’obiettivo è quello di “proteggere i suoi cittadini da stranieri che intendono commettere attacchi terroristici, minacciare la nostra sicurezza nazionale, sposare ideologie d’odio o altrimenti sfruttare le leggi sull’immigrazione per scopi malevoli“.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha avviato una campagna di controllo dell’immigrazione che ha portato al limite le prerogative del potere esecutivo, spesso scontrandosi con l’opposizione dei giudici federali.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?