Il 12 luglio 2016 l’Italia fu scossa da una delle più gravi tragedie ferroviarie della sua storia recente. Nelle campagne tra Andria e Corato, al km 51 della ferrovia Bari-Barletta, 2 treni della Ferrotramviaria si scontrarono frontalmente, causando la morte di 23 persone e 57 feriti. Un bilancio drammatico che rese questo incidente il più grave mai avvenuto in Puglia.
La collisione, avvenuta alle 11:05, coinvolse un ETR 340 e un ELT 200, entrambi composti da 4 carrozze. I treni viaggiavano a velocità elevate, su un tratto a binario unico dove il sistema di blocco telefonico, basato sulla comunicazione umana tra capistazione, era l’unico metodo di distanziamento. La curva affiancata da uliveti impedì ai macchinisti qualsiasi avvistamento reciproco, rendendo impossibile ogni tentativo di frenata d’emergenza.
Le indagini successive attribuirono la causa principale dell’incidente a errori umani nella gestione del traffico e degli incroci, ma emersero anche problematiche strutturali. Tra queste, la consuetudine del personale di non allinearsi sempre ai regolamenti, la dipendenza eccessiva dal fattore umano per la sicurezza, la mancanza di formazione adeguata e l’assenza di controlli efficaci sul comportamento del personale.
L’incidente mise in luce le vulnerabilità delle linee ferroviarie regionali a binario unico e spinse all’immediata adozione di nuove normative. La Direttiva 2004/49/CE sulla sicurezza ferroviaria, che in precedenza consentiva deroghe per le ferrovie regionali, fu estesa anche a queste ultime, imponendo sistemi di gestione della sicurezza e autorizzazioni specifiche. Inoltre, la competenza dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie fu allargata anche alle reti regionali, con l’obiettivo di prevenire future tragedie.







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