Un team internazionale guidato dal professor Robin Wordsworth ha dimostrato per la prima volta la coltivazione di alghe verdi all’interno di rifugi realizzati in bioplastica, in condizioni ambientali simili a quelle di Marte. Lo studio, pubblicato su Science Advances, apre la strada alla progettazione di habitat autosufficienti nello Spazio, riducendo la necessità di trasportare materiali dalla Terra.
Gli esperimenti hanno utilizzato una bioplastica chiamata acido polilattico per costruire una camera di crescita stampata in 3D, capace di bloccare i raggi UV ma al contempo permettere il passaggio della luce necessaria alla fotosintesi. All’interno, è stata coltivata l’alga verde Dunaliella tertiolecta in un ambiente con atmosfera marziana, caratterizzata da una pressione di soli 600 Pascal (oltre 100 volte inferiore a quella terrestre) e ricca di anidride carbonica.
Nonostante la bassa pressione impedisca la presenza di acqua liquida, la camera ha creato un gradiente di pressione stabile per l’acqua interna, permettendo la crescita delle alghe. Come spiega Wordsworth, “se si ha un habitat composto da bioplastica e al suo interno crescono delle alghe, queste potrebbero produrre altra bioplastica si crea così un sistema a circuito chiuso in grado di autosostenersi e persino di crescere nel tempo“.
Questa innovazione propone un’alternativa ecologica e pratica ai metodi industriali tradizionali, rappresentando un importante passo verso la colonizzazione sostenibile di ambienti extraterrestri.


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