Le ultime elaborazioni dei principali indici climatici stanno delineando uno scenario che, fino a pochi mesi fa, sembrava improbabile: il ritorno della La Niña, previsto già a partire dall’autunno 2025. Si tratterebbe di un evento di intensità debole o moderata, ma sufficiente a influenzare in modo significativo il clima globale durante il prossimo inverno.
Che cos’è la La Niña e come funziona
La Niña è la fase fredda dell’ENSO (El Niño Southern Oscillation), un fenomeno periodico che coinvolge la temperatura superficiale del Pacifico tropicale e la circolazione atmosferica globale. Mentre El Niño rappresenta la fase calda, caratterizzata da un riscaldamento anomalo delle acque e maggiori precipitazioni sul Pacifico centrale, La Niña porta acque più fredde, alta pressione e condizioni più stabili sul Pacifico tropicale.
Queste anomalie si riflettono sulla disposizione delle aree di alta e bassa pressione a livello mondiale, modificando i tracciati del getto polare, i regimi di pioggia e anche la distribuzione delle masse d’aria fredda e calda.
La situazione attuale: un equilibrio apparente
Dopo un inverno 2024/2025 segnato da condizioni neutre, al momento il Pacifico si trova in una situazione di apparente stabilità. I dati più recenti sulla temperatura superficiale (zona ENSO 3.4) indicano valori prossimi alla neutralità. Tuttavia, analisi più approfondite rivelano la presenza di acque fredde subsuperficiali che potrebbero emergere in superficie nei prossimi mesi, segnale tipico di un futuro passaggio verso La Niña.

In aggiunta, la circolazione di Walker mostra segni di rafforzamento: aria che sale nel Pacifico occidentale e discende nel Pacifico orientale, un pattern coerente con l’avvio di una fase fredda.
Proiezioni per l’autunno e l’inverno
Le previsioni stagionali aggiornate (tra cui ECMWF, NMME e CanSIPS) suggeriscono che una nuova La Niña possa concretizzarsi tra ottobre e novembre 2025, raggiungendo il suo apice tra dicembre e febbraio. I modelli convergono su un’intensità debole o moderata, ma non bisogna sottovalutarne gli effetti.
Negli Stati Uniti, una La Niña favorisce la formazione di un robusto anticiclone sul Nord Pacifico, spingendo il getto polare verso gli USA settentrionali e il Canada. Questo significa inverni più freddi e nevosi al Nord e Nord-Est degli USA, mentre gli stati meridionali tendono ad avere inverni più miti e asciutti.

E l’Europa?
In Europa, l’impatto della La Niña è meno diretto ma comunque significativo. In passato, durante inverni caratterizzati da La Niña, si sono osservate configurazioni bariche favorevoli a incursioni fredde da nord e precipitazioni più frequenti in alcune regioni meridionali. Tuttavia, la variabilità resta alta e non è possibile prevedere con certezza scenari dettagliati.
Un altro elemento chiave è il vortice polare. La Niña aumenta la probabilità che il vortice sia più debole, favorendo ondate di freddo più intense e diffuse anche verso l’Europa. In questi casi, gennaio e febbraio potrebbero diventare mesi molto dinamici.
Implicazioni per l’inverno 2025/2026
Se le tendenze attuali verranno confermate, l’inverno 2025/2026 potrebbe essere segnato da episodi di freddo più frequenti nel Nord America, con un rischio maggiore di nevicate intense, specie nel Midwest e nel Nord-Est degli USA. Anche in Canada meridionale si prevede una stagione movimentata.
Per l’Europa, si apre la possibilità di un inverno più instabile, con alternanza di fasi miti e ondate fredde. L’esito dipenderà da molte variabili, tra cui la forza della La Niña e la configurazione del vortice polare.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?