La proposta della Commissione Europea di ridurre del 90% le emissioni domestiche di gas serra entro il 2040, consentendo al contempo fino al 3% di compensazioni tramite crediti di carbonio internazionali, solleva forti preoccupazioni sul fronte della salute pubblica. A lanciare l’allarme è l’Alleanza per la Salute e l’Ambiente (Health and Environment Alliance – HEAL), che invita gli Stati membri a rafforzare i propri impegni climatici per proteggere la salute, invece di ritardare e indebolire azioni ormai non più rimandabili.
“Il cambiamento climatico è un’emergenza sanitaria. Più l’azione climatica dell’UE viene rimandata, maggiori saranno i costi per la salute. L’ondata di calore che stiamo vivendo ne è un chiaro esempio e dimostra quanto sia urgente ridurre le emissioni climalteranti. Purtroppo, la proposta della Commissione apre la porta ai ritardatari del clima. Chiediamo ai decisori europei di adottare un approccio che metta la salute al centro e smettano di cercare scappatoie per evitare azioni necessarie”, ha dichiarato Claudio Lanza, Senior Policy and Advocacy Officer su Salute e Clima presso HEAL.
Le compensazioni minano la salute pubblica
Secondo HEAL, permettere che parte dell’obiettivo climatico dell’UE venga raggiunto attraverso compensazioni da paesi terzi indebolisce gli sforzi per ridurre l’inquinamento e tutelare la salute dei cittadini europei. Le principali fonti di emissioni in Europa derivano dalla combustione di combustibili fossili nei settori dei trasporti, dell’energia e dell’industria: processi che rilasciano non solo CO₂, ma anche elevate quantità di inquinanti atmosferici dannosi a livello locale e regionale.
Serve una riduzione reale e verificabile
Per HEAL, le riduzioni domestiche sono essenziali per garantire tagli verificabili alle emissioni. Inoltre, le flessibilità che permettono agli Stati membri di compensare la scarsa performance di un settore con i risultati migliori di un altro rischiano di trasformarsi in scappatoie che rallentano la decarbonizzazione, in particolare nei settori chiave per la salute come i trasporti, l’agricoltura e l’edilizia.
Gli effetti sanitari della crisi climatica
Gli impatti del cambiamento climatico sulla salute sono sempre più gravi. L’estate del 2023 ha registrato oltre 47.000 morti legate al caldo, il secondo dato più alto dal 2015. Il fumo degli incendi boschivi peggiora la qualità dell’aria, colpendo in particolare le fasce più vulnerabili. Un europeo su tre soffre di allergie, aggravate da stagioni polliniche più lunghe. I combustibili fossili, oltre a essere la causa principale del cambiamento climatico, sono anche responsabili di inquinamento e morti premature.
Gli europei vogliono più azioni per il clima
Secondo un recente sondaggio Eurobarometro, la maggioranza dei cittadini europei considera la lotta al cambiamento climatico una priorità per migliorare la salute pubblica e la qualità della vita.
Alla luce della crescente esitazione tra gli Stati membri nel rafforzare le misure di mitigazione, HEAL ricorda gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Per tutelare davvero la salute pubblica, secondo HEAL, l’Unione Europea dovrebbe puntare alla neutralità climatica entro il 2040.


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