Clima, il sondaggio sul riscaldamento globale: in molti non credono all’emergenza | DATI

Un sondaggio di Termometro Politico fotografa un Paese spaccato tra chi riconosce l’emergenza climatica e chi parla di mistificazione

Un’Italia divisa sul clima. Il cambiamento climatico esiste? Secondo il sondaggio realizzato da Termometro Politico tra l’8 e il 10 luglio 2025 su un campione di 2.800 cittadini con metodo CAWI, la risposta non è affatto scontata. Se da un lato una parte degli intervistati riconosce la realtà del riscaldamento globale, dall’altro c’è un 38% di italiani che non crede affatto al cambiamento climatico o lo considera un problema esagerato dai media e dalla politica. Più precisamente, il 19,9% ritiene che il fenomeno sia “meno forte del previsto” e che si stia creando eccessivo allarmismo mediatico. Un altro 18% sposa una posizione ancora più radicale: sostiene che il riscaldamento globale “non esiste“, parlando apertamente di “mistificazione” e “falsificazione dei dati“.

Questa quota di scettici – 4 cittadini su 10 – rappresenta un dato significativo in un momento storico in cui i governi nazionali e le istituzioni sovranazionali continuano a proporre nuove misure per contrastare il climate change. E soprattutto vista la concomitanza del sondaggio con il cuore della stagione estiva, in cui i grandi media speculano sul caldo (normale del periodo) per amplificare la narrazione catastrofista.

Riscaldamento globale

Politiche climatiche bocciate dalla maggioranza relativa

Se il dibattito sull’esistenza del riscaldamento globale divide gli italiani, il giudizio sulle politiche per rallentarlo è ancora più netto: il 52% del campione le critica, a fronte di un 48% che le sostiene. La risposta più diffusa tra i contrari (26,6%) è quella di chi, pur riconoscendo le buone intenzioni del “green deal”, denuncia che queste misure “stanno rovinando l’economia senza ottenere risultati concreti”. Una fetta consistente (21,8%) va oltre, rifiutando la narrativa dell’emergenza climatica e accusando le politiche ambientali di “togliere soldi e libertà alle persone comuni per favorire gli interessi di aziende e persone ricche e potenti”.

Sul fronte opposto, il 37% crede che “ridurre la CO₂ sia giusto ma si debba fare di più”, soprattutto perché gli impegni presi non sono stati rispettati nei Paesi emergenti come Cina e India. Solo l’11,2% approva pienamente le politiche attuate finora e chiede di proseguirle “a qualunque costo” per risolvere i problemi climatici.

Riscaldamento globale

Una spaccatura politica e culturale

I dati del sondaggio evidenziano una spaccatura importante. Il dato più interessante per i sostenitori delle politiche ambientali è la maggioranza relativa di critici (52%): un segnale che le strategie fin qui attuate faticano a conquistare consenso popolare. La quota di italiani che si oppone alla narrativa sul cambiamento climatico e alle politiche green non è trascurabile. Quasi 4 cittadini su 10 mettono in dubbio la gravità o addirittura l’esistenza del fenomeno, mentre oltre la metà critica le misure adottate per contrastarlo. Un segnale che evidenzia un divario profondo tra le strategie istituzionali e le percezioni dell’opinione pubblica, e che sicuramente merita un’analisi molto più approfondita.