Le sostanze chimiche naturali contenute in curcuma e rabarbaro potrebbero diventare alleate nella lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici che proliferano negli impianti di trattamento delle acque reflue. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Frontiers in Microbiology da un team della Utah State University, guidato da Liyuan Hou. Gli scienziati hanno isolato e sequenziato il genoma di diversi ceppi multifarmaco-resistenti, come Microbacterium, Chryseobacterium e Lactococcus lactis, spesso innocui per le persone sane ma capaci di trasferire geni di resistenza a batteri più pericolosi, come l’Escherichia coli. Parte degli antibiotici assunti dall’uomo finisce infatti nelle acque reflue, creando un ambiente ideale per l’evoluzione della resistenza.
Il team ha testato 11 composti naturali, riscontrando che emodina e curcumina – presenti rispettivamente in rabarbaro e curcuma – erano in grado di inibire la crescita di alcune colonie batteriche. Tuttavia, alcune specie si sono dimostrate resistenti anche a questi composti.
I ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi, compresi test in condizioni reali e valutazioni su larga scala, per capire se queste sostanze possano diventare strumenti efficaci e sicuri per contenere la diffusione dei superbatteri e tutelare la salute pubblica.


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