Esperienze “extracorporee”, ecco cos’hanno tutte in comune

Le esperienze extracorporee sono sorprendentemente diffuse e possono presentarsi in una moltitudine di contesti

Un nuovo studio ha svelato i fattori comuni che accomunano le persone che hanno vissuto esperienzeextracorporee“, “fuori dal corpo” (OBE), quel fenomeno enigmatico in cui si percepisce il mondo da una posizione esterna al proprio corpo fisico. Questo fenomeno, che ha interessato tra il 10 e il 20% della popolazione, può manifestarsi in modi estremamente diversi, da momenti di profonda quiete a situazioni di estremo stress.

Esperienze “extracorporee”, la natura multiforme delle OBE

Le esperienze extracorporee sono sorprendentemente diffuse e possono presentarsi in una moltitudine di contesti. Come spiegato in uno studio sull’argomento, “le OBE si manifestano in modi diversi, con ogni individuo che descrive sensazioni e circostanze uniche che circondano l’esperienza. I fattori scatenanti sono diversi e, in molti casi, completamente opposti tra loro“. Possono emergere durante la meditazione o il rilassamento, oppure in situazioni di pericolo fisico o trauma psicologico. Le emozioni associate variano dal senso di pace assoluta alla paura, spesso legata al pensiero di non riuscire a tornare nel proprio corpo.

Un caso studio descrive una persona che ha percepito il proprio corpo così: “Come se fosse da un aeroplano e guardando in basso a circa 1,5 metri di distanza. Mi sento diviso e mi vedo in basso. Ho il mio corpo in basso, non sono nel mio corpo, sono fuori dal mio corpo… La parte di me che è sopra… mi sembra strano, sembra un angelo, un’entità. Vedo il corpo lì ma sono come aria“.

Le radici neurologiche e i fattori scatenanti

In passato, la ricerca sulle OBE si è concentrata sulle possibili cause, suggerendo un collegamento con problemi dell’orecchio interno. Studi più recenti hanno dimostrato che è possibile indurre OBE stimolando il giro angolare destro nel cervello, un’area cruciale per l’integrazione delle informazioni visive e dei segnali provenienti dagli arti, essenzialmente creando una rappresentazione mentale del corpo. La stimolazione di quest’area con elettrodi durante un intervento chirurgico ha innescato il fenomeno in pazienti.

Il nuovo studio, condotto dalla dott.ssa Marina Weiler, neuroscienziata presso la Divisione di Studi Percettivi dell’Università della Virginia, ha coinvolto 545 adulti con l’obiettivo di identificare fattori comuni tra coloro che hanno avuto OBE. Tra i partecipanti che hanno riferito di aver avuto OBE, l’80% ha dichiarato di averne avute tra una e quattro volte, mentre il 20% ne ha riportate cinque o più. Il 74% delle OBE è stato descritto come spontaneo, mentre il 9% è seguito all’uso di sostanze psicoattive, l’8,2% a meditazione o visualizzazione e lo 0,7% all’ipnosi.

Un legame con la salute mentale e il trauma

Il team di ricerca ha scoperto che le persone che hanno sperimentato OBE mostrano una maggiore incidenza di disturbi mentali comuni, inclusi depressione e ansia. Il gruppo delle OBE ha anche mostrato una maggiore propensione a sintomi dissociativi, ottenendo punteggi più alti sulla Dissociative Experience Scale Taxon (DES-T). Le differenze erano significative: il 40% del gruppo OBE ha ottenuto punteggi superiori a 20 (che suggeriscono un livello moderato di esperienze dissociative), rispetto al 14% del gruppo non-OBE. Inoltre, è emerso che coloro che avevano vissuto livelli più elevati di trauma durante l’infanzia erano più propensi a sperimentare OBE.

Sebbene lo studio suggerisca un legame tra problemi di salute mentale comuni e OBE, i ricercatori suggeriscono che le OBE stesse possano essere un fenomeno subconscio che offre una “fuga temporanea da realtà angoscianti o che consente una riformulazione delle esperienze personali“. Weiler ha commentato: “Molte persone credono che avere OBE significhi che c’è qualcosa di sbagliato in loro, quindi spesso lo tengono per sé per paura di essere giudicate o considerate malate di mente. Sfortunatamente, molti professionisti della salute mentale continuano a vedere queste esperienze allo stesso modo“.

In questo lavoro, abbiamo scoperto che gli individui che hanno avuto OBE tendono a riportare una salute mentale più scadente rispetto a quelli che non le hanno avute. Tuttavia, i nostri risultati suggeriscono anche che le OBE potrebbero funzionare come un meccanismo di coping in risposta a traumi passati, piuttosto che essere una causa di malattia mentale. Incoraggiamo i professionisti della salute mentale a riconsiderare il modo in cui interpretano queste esperienze e ad affrontarle con maggiore apertura e sensibilità“, ha evidenziato Weiler.

Prospettive future

Nonostante questi interessanti collegamenti, sono necessarie ulteriori indagini. Il team di ricerca suggerisce che futuri studi dovrebbero concentrarsi sulle circostanze specifiche in cui si verificano le OBE. “Il contesto in cui si verifica un’OBE, che sia spontanea, indotta intenzionalmente attraverso tecniche come la meditazione o la privazione sensoriale, o facilitata da sostanze psichedeliche, probabilmente introduce una varianza significativa nei meccanismi neurali sottostanti e nelle sequenze psicologiche associate“, hanno concluso i ricercatori. “In sintesi, i nostri risultati suggeriscono la necessità di studi più approfonditi sulle OBE“.