Il ghiaccio amorfo a bassa densità, noto come “ghiaccio spaziale” e ritenuto la forma di ghiaccio più comune nell’Universo, è meno caotico di quanto si pensasse. Uno studio guidato da Michael B. Davies, dottorando all’University College London e all’Università di Cambridge, ha rivelato la presenza di minuscoli cristalli di circa 3 nanometri incorporati in una matrice amorfa. I risultati, pubblicati su Physical Review B, si basano su simulazioni al computer e esperimenti di ricristallizzazione su campioni reali.
Contrariamente all’idea tradizionale di una struttura completamente disordinata, il ghiaccio spaziale mostra segni di ordine, conservando una “memoria” della sua formazione. Il modo in cui si congela – per esempio tramite raffreddamento rapido o deposito su superfici fredde – influisce sulla sua struttura cristallina finale.
Questa scoperta ha profonde implicazioni per la cosmologia: il ghiaccio amorfo a bassa densità è infatti il principale costituente di comete, lune ghiacciate e nubi interstellari. Inoltre, la presenza di cristalli solleva interrogativi sulla teoria della Panspermia, poiché riduce gli spazi dove molecole complesse potrebbero essere conservate.
Infine, la ricerca apre nuove strade anche per la scienza dei materiali, suggerendo che strutture parzialmente cristalline potrebbero influenzare le prestazioni di materiali amorfi usati nelle tecnologie moderne.


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