“Il green è solo una bolla pompata dalla finanza che mina la democrazia”. Con queste parole, l’economista Mario Giaccio, già professore negli atenei di Modena, Bologna, Ancona e Milano Bicocca, ha lanciato un duro monito sulle attuali politiche economiche legate alla transizione ecologica. Lo ha fatto in una lunga intervista pubblicata da La Verità martedì 22 luglio, in un articolo a firma di Franco Battaglia. Giaccio, che ha insegnato anche all’Università di Chieti-Pescara ed è stato preside della facoltà di Economia, non ha usato mezzi termini per definire l’impatto dei fondi ESG (Environmental, Social and Governance): “sembravano lo strumento per una rivoluzione verde, ma senza sussidi pubblici non stanno in piedi. Decide un governo parallelo di non eletti”.
La “bolla verde” e i rischi per l’economia globale
Secondo l’esperto, la corsa ai fondi ESG non rappresenta un vero cambiamento strutturale, ma una gigantesca operazione finanziaria. “Si prometteva agli investitori che i rendimenti dei loro investimenti sarebbero aumentati e, allo stesso tempo, che erano orientati verso uno sviluppo virtuoso: appunto sostenibile – ha spiegato a La Verità – La verità è che i fondi ESG si sono rivelati una strategia di marketing: con maggiori commissioni ai venditori, non forniscono rendimenti superiori e non hanno alcun reale impatto sociale o ambientale. Sicuramente hanno poca correlazione con le emissioni di carbonio”.
Giaccio cita l’ex governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney: “ha dichiarato che il sistema finanziario globale deve essere trasformato in modo che non sia più emessa anidride carbonica, e che all’uopo bisogna reperire circa 100 trilioni di dollari per nuove fonti rinnovabili. Ma solo sussidi pubblici possono trovare quel denaro e solo con essi gli investimenti nelle rinnovabili sono ‘sicuri'”.
Dal declino del 2022 alla ripresa 2024
“L’anno che ha segnato un punto di svolta è stato il 2022: gli investimenti ESG che hanno cominciato a subire perdite significative. Invece guadagnavano i fondi energetici tradizionali, fino al 255%. Le cause che stanno alla base del declino sono economiche, industriali, giuridiche e politiche. Il costo degli impianti delle fonti rinnovabili è aumentato a causa dell’inflazione, dell’aumento dei costi delle materie prime e degli elevati costi di manutenzione. Molti stati degli USA hanno adottato leggi che limitano l’uso dei fattori Esg negli investimenti pubblici accusando le società finanziarie di violare il dovere fiduciario di massimizzare i rendimenti”, continua Giaccio.
Poi la ripresa nel 2024: “fu dovuta esclusivamente ai massicci contributi e agevolazioni concessi dai governi europei, nazionali e locali, che hanno trasformato gli ‘incentivi’ in sussidi elargiti ad attività in perdita, come lo è quella dei settori eolico e fotovoltaico”.
Giaccio conclude: “quel che la finanza globale chiama ‘nuovo oro’ è una bolla speculativa e gli investimenti Esg non hanno promosso i rendimenti promessi. La crescente influenza delle oligarchie finanziarie attraverso l’Esg pone una seria minaccia alla democrazia, con un potere politico esercitato da pochi miliardari, nessuno dei quali è eletto democraticamente. La finalità dell’ideologia climatica non è il benessere del pianeta o dei suoi abitanti, ma il benessere della grande finanza”.
“Vede una speranza? Sì, ricondurre il dibattito sul clima in ambito scientifico di modo che la grande finanza smetta di interessarsi al clima”, conclude.


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