ITCZ e African Jet favoriscono l’umidificazione del Sahel: cicloni in stand-by ma qualcosa si muove

L’Africa si umidifica, il windshear cala nell’Atlantico, ma l’MJO resta debole: genesi tropicale ancora incerta fino a metà agosto

L’evoluzione della stagione tropicale atlantica 2025 resta avvolta da un quadro sinottico complesso, caratterizzato da dinamiche tropicali ancora in transizione e da segnali atmosferici misti lungo la cintura equatoriale. Nelle ultime analisi dei modelli globali a medio e lungo termine, emergono interessanti indicazioni sulle condizioni ambientali tra Africa, Pacifico e bacino atlantico, che potrebbero influenzare direttamente lo sviluppo ciclonico nel cuore dell’estate.

L’Africa settentrionale si umidifica: ITCZ in risalita e AEJ più debole

Uno dei segnali più marcati riguarda la risalita verso nord della Zona di Convergenza Intertropicale (ITCZ), associata a un progressivo aumento dell’umidità nella metà settentrionale dell’Africa. Questa dinamica è favorita da un indebolimento dell’African Easterly Jet (AEJ), il getto orientale a circa 650 mb, il cui rallentamento tende a ridurre il windshear verticale e a favorire moti convettivi più organizzati tra il Sahel e le regioni subsahariane.

Bulk shear nord Africa

Questo processo di umidificazione continentale è cruciale per l’attività delle onde tropicali africane (AEWs), che rappresentano il seme di gran parte dei cicloni tropicali che si sviluppano nel cosiddetto Main Development Region (MDR), tra Capo Verde e i Caraibi.

Atlantico centrale: windshear vicino alla norma, ma tendenzialmente favorevole

I modelli GEFS ed EPS, rispettivamente americani ed europei, mostrano una tendenza simile: un windshear — ovvero il gradiente verticale del ventovicino o leggermente inferiore alla media climatologica nella MDR. Si tratta di un segnale che, se confermato, potrebbe rendere l’ambiente atmosferico più favorevole allo sviluppo tropicale, specialmente tra la seconda e la terza decade di agosto.

Tuttavia, non mancano le incertezze. La presenza di aria secca alle latitudini subtropicali resta un fattore limitante, e sarà determinante il grado di miscelazione tra masse d’aria umida e secca per definire la reale possibilità di genesi ciclonica.

Pacifico centrale e variabilità tropicale: segnale MJO ancora debole e irregolare

Un altro elemento chiave riguarda il comportamento del MJO (Madden-Julian Oscillation), la principale forma di variabilità atmosferica intrastagionale in area tropicale. Attualmente il segnale appare debole e frammentato, con una modalità mista che riflette l’interazione con altre onde tropicali, in particolare con una nuova CCKW (Convectively Coupled Kelvin Wave) attesa in transito tra il 4 e il 9 agosto.

Solo dopo questa finestra temporale i modelli suggeriscono un possibile rinforzo del MJO, con una configurazione più chiara verso un’onda stazionaria di fase 1 in avvicinamento al Continente Marittimo tra la metà e la fine di agosto. Questa evoluzione, se confermata, potrebbe modulare attivamente la convezione tropicale globale, stimolando lo sviluppo di sistemi organizzati tra l’Asia e l’Oceano Indiano — e potenzialmente anche sull’Atlantico, in funzione del telecollegamento atmosferico.

Incertezza sulla genesi tropicale a breve termine

Nonostante il contesto in evoluzione, il quadro attuale suggerisce che non esistano ancora le condizioni ottimali per l’innesco di cicloni tropicali a breve termine. La modalità mista di variabilità tropicale, con un MJO debole e un’atmosfera ancora parzialmente stabilizzata, rende difficile l’instaurarsi di una finestra favorevole alla genesi ciclonica nei prossimi 10 giorni.