L’Italia ha formalmente notificato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la sua decisione di non accettare gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) adottati dall’Assemblea Mondiale della Sanità lo scorso maggio. Con una mossa che ricalca quella degli Stati Uniti, il nostro Paese ha esercitato il diritto di “opting-out” entro la scadenza del 19 luglio 2025, mantenendo in vigore per il proprio territorio il Regolamento del 2005.
La comunicazione è stata inviata direttamente dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Questa scelta, pur non implicando l’uscita dell’Italia dall’OMS o la cessazione della cooperazione internazionale in ambito sanitario, significa che le nuove disposizioni non saranno vincolanti per il Paese.
La scia statunitense
La decisione italiana arriva sulla scia di un analogo rifiuto espresso dagli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato e il Ministero della Salute americani avevano già trasmesso la loro opposizione ufficiale agli emendamenti del 2024. Il Segretario di Stato, Marco Rubio, e il Ministro della Salute, Robert F. Kennedy, hanno motivato la scelta con la necessità di difendere la sovranità nazionale e impedire “ingerenze indebite” da parte di burocrati internazionali nelle politiche sanitarie interne.
Secondo la nota congiunta rilasciata da Rubio e Kennedy, gli emendamenti contestati avrebbero “significativamente ampliato l’autorità” dell’OMS e il suo ruolo nelle emergenze sanitarie pubbliche, incluse le “dichiarazioni di pandemia“, esercitando un’influenza ritenuta eccessiva sulle risposte sanitarie nazionali. Particolarmente criticato è l’impegno alla “solidarietà ed equità” nell’accesso ai farmaci, considerato “una questione politica” piuttosto che un’azione rapida ed efficace in caso di crisi.
La posizione italiana sembra allinearsi a quella americana nel voler tutelare la propria autonomia decisionale in materia di salute pubblica. La cooperazione con l’OMS continuerà, ma su basi che i 2 governi ritengono più rispettose delle proprie prerogative nazionali.


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