Le immagini tradizionali del maschio alfa che domina incontrastato il gruppo non rappresentano più, da sole, la realtà delle società dei primati. A mettere in discussione questa visione è un nuovo studio internazionale pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto da ricercatori dell’Università di Montpellier, del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia e del Centro Tedesco dei Primati di Gottinga.
Analizzando le interazioni sociali in 253 popolazioni appartenenti a 121 specie di primati, gli scienziati hanno scoperto che la dominanza maschile netta è sorprendentemente rara. In quasi la metà dei conflitti osservati, erano coinvolti maschi e femmine, ma il risultato non era sempre a favore dei primi. In molte specie, il potere è condiviso in modo molto più bilanciato o addirittura, in alcuni casi, vede le femmine prevalere.
Dominanza maschile? Solo nel 10% dei casi
Secondo i dati, solo 25 popolazioni su 253 mostrano una dominanza maschile forte, con i maschi che vincono oltre il 90% degli scontri. In 16 popolazioni, invece, si osserva una dominanza femminile. Ma la maggioranza – circa il 70% dei gruppi studiati – presenta un equilibrio tra i sessi o dominanze solo lievemente sbilanciate.
Questa scoperta smentisce l’idea che il dominio maschile sia la norma nel regno animale e, per estensione, nei modelli evolutivi umani.
Fattori ecologici e strategie evolutive
Il potere nei gruppi di primati non dipende solo dalla forza fisica. Lo studio ha identificato diversi fattori evolutivi chiave che modulano le gerarchie tra i sessi:
- La dominanza maschile si manifesta più spesso in specie terrestri, in cui i maschi sono più grandi e il sistema riproduttivo è poliginico (un maschio con più femmine);
- Al contrario, la dominanza femminile emerge in specie monogame, con scarsa differenza di taglia tra maschi e femmine o che vivono in habitat arboricoli, dove l’accesso alle risorse può essere più complesso.
Le femmine non si impongono con la forza, ma attraverso strategie sociali e riproduttive: formano alleanze, gestiscono l’accesso alle risorse e possono influenzare gli accoppiamenti.
Riflessioni sull’evoluzione umana
I risultati della ricerca vanno ben oltre l’ambito zoologico: hanno implicazioni dirette per la comprensione dell’evoluzione sociale umana. L’idea che il patriarcato sia una “naturale eredità” della nostra ascendenza primate viene fortemente ridimensionata. Le relazioni di potere tra i sessi non seguono un modello fisso o universale, ma dipendono dal contesto ecologico, sociale e culturale.
In altre parole, il dominio maschile negli esseri umani non può essere giustificato su basi biologiche semplicistiche. Le dinamiche di potere si rivelano essere il prodotto di una complessa interazione tra fattori ambientali, comportamentali e culturali.


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