Ogni anno, con l’avvicinarsi della stagione degli uragani atlantici, meteorologi e climatologi iniziano a scrutare attentamente una serie di indici e fattori globali per prevedere quanto intensa potrà essere la stagione. Uno degli elementi chiave di queste analisi è il fenomeno climatico noto come El Niño. Ma cosa succede quando El Niño è assente? E perché questa assenza può rendere la stagione degli uragani atlantici particolarmente attiva e pericolosa? Vediamolo nel dettaglio.
El Niño: un attore chiave nel controllo degli uragani
El Niño è un fenomeno climatico che si manifesta con un riscaldamento anomalo delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale. Questo evento non ha effetti limitati al solo Pacifico, ma esercita una profonda influenza sul clima globale, inclusa la regione atlantica. Durante gli anni di El Niño, si verifica un aumento significativo del wind shear verticale — la variazione della velocità e direzione del vento con l’altitudine — nei Caraibi e nell’Atlantico tropicale.

Questo aumento del wind shear è un fattore cruciale perché agisce come un freno naturale allo sviluppo dei cicloni tropicali. Un ambiente con forte wind shear tende infatti a “strappare” la struttura verticale dei sistemi in formazione, impedendo loro di organizzarsi e rafforzarsi fino a diventare uragani intensi. In poche parole, El Niño mette un freno alla stagione atlantica, riducendo sia il numero che la potenza delle tempeste tropicali.
Quando El Niño non c’è: la strada libera per gli uragani
Il quadro cambia radicalmente quando El Niño è assente, cioè in condizioni di ENSO neutro o durante la fase opposta, nota come La Niña. In questi casi, il wind shear verticale nei Caraibi e sull’Atlantico tropicale tende a essere significativamente più basso. Questo crea un ambiente molto più favorevole alla formazione e all’intensificazione dei cicloni tropicali.
Con un wind shear ridotto, le tempeste riescono a svilupparsi senza ostacoli significativi, crescendo in dimensione e potenza e aumentando così la probabilità di evolversi in uragani di categoria elevata. Inoltre, la riduzione del wind shear consente a un maggior numero di onde tropicali — quelle perturbazioni che viaggiano da est a ovest sull’Atlantico — di trasformarsi in depressioni tropicali, tempeste e infine uragani.
La previsione per il 2025: stagione sopra la media
Per la stagione 2025, la Colorado State University (CSU), uno dei principali centri di ricerca meteorologica al mondo, prevede una stagione degli uragani atlantici particolarmente attiva. Alla base di questa previsione c’è proprio l’assenza di El Niño, che favorisce condizioni atmosferiche estremamente favorevoli allo sviluppo di cicloni tropicali.
Oltre alla mancanza di El Niño, anche la temperatura delle acque superficiali dell’Atlantico gioca un ruolo determinante. Negli ultimi anni, il riscaldamento dell’oceano ha raggiunto valori record, offrendo ulteriore energia per alimentare tempeste più forti e persistenti. Questa combinazione — oceano più caldo e wind shear ridotto — rappresenta la “ricetta perfetta” per una stagione potenzialmente molto pericolosa.
Il meccanismo spiegato in sintesi
Per comprendere meglio, possiamo riassumere la relazione in modo schematico:
- El Niño presente → Aumento del wind shear → Meno uragani, stagione più tranquilla.
- El Niño assente → Wind shear ridotto → Più uragani, stagione più intensa e rischiosa.
Questa correlazione, ormai ben documentata da decenni di osservazioni e studi, spiega perché la comunità scientifica segue con attenzione la fase ENSO prima di ogni stagione atlantica. Quando El Niño è assente, scatta un allarme “silenzioso” tra chi monitora la regione, perché i segnali indicano la possibilità di un aumento sia del numero sia dell’intensità delle tempeste.


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