Meteo, Autunno-inverno 2025: Modoki o La Niña? I modelli si dividono

Inverno 2025-2026: effetti potenziali di un ENSO Modoki

Sarà davvero La Niña la protagonista della seconda metà del 2025 oppure sta emergendo qualcosa di diverso, più insidioso e meno riconoscibile? Gli ultimi dati oceanici e statistici sembrano tracciare un’evoluzione meno lineare del previsto. All’orizzonte si profila una possibile anomalia di tipo ENSO Modoki, una variante del ben più noto El Niño, ma con caratteristiche e impatti completamente differenti.

I modelli stagionali e il paradosso delle proiezioni

All’inizio dell’estate 2025, le principali previsioni climatiche indicavano un graduale raffreddamento del Pacifico equatoriale orientale, con la prospettiva di una transizione verso La Niña tra l’autunno e l’inverno. Tuttavia, analisi retrospettive basate su 30 stagioni analoghe stanno suggerendo una traiettoria divergente. L’ENSO Modoki Index (EMI) mostra infatti un chiaro trend positivo da agosto a dicembre, segnale tipico di un riscaldamento localizzato nel Pacifico centrale.

Enso Modoki

Questo fenomeno, noto come ENSO Modoki, può avere effetti molto diversi sul clima globale rispetto a un El Niño “classico” o a una La Niña canonica. In particolare, tende a influenzare in modo anomalo i regimi di precipitazione e la posizione della circolazione di Walker, con possibili ripercussioni anche sul clima europeo, inclusa l’Italia.

L’anomalia della Warm Pool: indizi da non sottovalutare

A rafforzare questa ipotesi c’è l’indice del Pacific Warm Pool (PWP), che ha mostrato due picchi rilevanti nel corso dell’anno: uno a giugno e uno previsto a settembre. Questi picchi sembrano essere legati a esplosioni convettive di breve durata o al passaggio di onde di Kelvin calde — meccanismi capaci di trasportare calore verso est e di alterare momentaneamente la distribuzione termica dell’oceano.

Tali anomalie sono spesso precursori di variazioni improvvise nella struttura termica del Pacifico, e possono indicare una transizione più rapida del previsto verso un assetto più caldo, anche senza un coinvolgimento diretto del settore orientale dell’oceano.

MEI e ONI restano indietro, ma non è detto che abbiano torto

Nel frattempo, i classici indicatori ENSO — come il Multivariate ENSO Index (MEI) e l’Oceanic Niño Index (ONI)rimangono ancora in territorio neutro-negativo, con valori tra -0.3 e 0.0. Entrambi gli indici, tuttavia, sono noti per la loro lentezza nel rilevare cambiamenti repentini. Il MEI, ad esempio, è costruito su una combinazione di parametri oceanici e atmosferici e risponde in ritardo alle variazioni della SST. L’ONI, basato su medie mobili di tre mesi, ha anch’esso una scarsa sensibilità agli eventi transitori.

ONI El Niño

Al contrario, strumenti come l’EMI e il PWP index — calcolati su anomalie mensili delle SST — offrono una visione più tempestiva e talvolta più affidabile dei mutamenti in corso, soprattutto quando si tratta di fenomeni Modoki o non convenzionali.

Quale scenario per l’autunno-inverno 2025/26?

La configurazione che si sta delineando appare sempre più ibrida: un Pacifico centrale che si riscalda rapidamente mentre il bacino orientale resta al margine. In altre parole, potremmo assistere a un ritardo o a una mitigazione del segnale La Niña, con un possibile slittamento verso una fase Modoki a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Gli impatti sul clima globale — e sull’Europa — potrebbero essere importanti. Un ENSO Modoki, infatti, è storicamente associato a inverni più miti in Europa occidentale, ma anche a piogge anomale nel Mediterraneo e a flussi atlantici più irregolari.

Conclusione: tutto ancora da scrivere

È presto per trarre conclusioni definitive, ma i segnali che arrivano dal Pacifico ci dicono una cosa: non è la solita storia ENSO. Tra Modoki, Warm Pool e segnali deboli dagli indicatori tradizionali, ci troviamo in una fase di transizione climatica molto complessa, che merita attenzione e analisi continua.