Un recente studio dell’Università delle Hawaii, pubblicato sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics, propone un’affascinante ipotesi: le nane oscure, piccole stelle prive di fusione nucleare, potrebbero essere strumenti cruciali per indagare la materia oscura, la componente invisibile che costituisce circa il 25% dell’universo. Guidato dal fisico Jeremy Sakstein, il team ha esplorato la possibilità che le particelle di materia oscura – in particolare le WIMP (particelle massive debolmente interagenti) – vengano catturate dalle nane oscure. Queste particelle, attraversando la materia ordinaria senza interagire con essa, potrebbero accumularsi all’interno delle stelle, annichilarsi tra loro e rilasciare energia sufficiente a farle brillare debolmente.
Poiché le nane oscure non hanno reazioni di fusione come il Sole, ma potrebbero risplendere grazie alla materia oscura, identificarle diventerebbe una prova indiretta dell’esistenza di queste misteriose particelle. Gli scienziati propongono di usare il Litio-7 come marcatore distintivo, poiché si consuma rapidamente nelle stelle normali. Strumenti avanzati come il telescopio James Webb potrebbero già essere in grado di rilevarle. Se confermata, questa scoperta cambierebbe radicalmente la nostra comprensione dell’universo.



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